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Cassazione e gay, l’outing diventa reato: «Danneggia privacy e reputazione»

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Cassazione e gay, l’outing diventa reato: «Danneggia privacy e reputazione»

ROMA – Da oggi dare di gay a qualcuno sarà un reato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, salvo casi di constatato “interesse pubblico”, rendere nota l’inclinazione omosessuale di una persona senza il suo consenso è punibile a norma di legge, in quanto non soltanto lede il diritto alla privacy, ma “offende anche la reputazione della persona alla quale è attribuita la relazione omosex”.

La Cassazione ha così accolto il ricorso di un 70enne marchigiano che aveva denunciato il Corriere Adriatico a causa di un articolo pubblicato il 27 marzo 2009: il pezzo trattava di una relazione che l’uomo avrebbe intrattenuto con un dipendente del suo negozio e gli sarebbe costato l’addebito nella separazione.

Per la Cassazione, infatti, l’omosessualità è “una situazione di fatto riconducibile alle scelte di vita privata” e, quindi, “non ha alcun rilievo sociale”, per cui il diritto di cronaca non può valere come giustificazione. Anzi, si è ugualmente perseguibili nel caso in cui il soggetto in questione “possa venire individuato per esclusione in via deduttiva”, anche se non ne è stato pubblicato il nome completo.

Quello che fa riflettere, però, sono le parole della Corte a proposito dell’offesa della reputazione: come se l’avere una relazione omosessuale sia da considerarsi una cosa negativa.

Nel senso che una tresca etero non è lesiva per l’immagine di una persona, mentre una omosex invece sì.

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