Catania, denunciò 12 volte il marito che poi la uccise: condannati i magistrati

Cronaca

Catania, denunciò 12 volte il marito che poi la uccise: condannati i magistrati

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Catania, condannati i PM del caso Manduca

Catania è lo scenario nel quale una donna è stata tempo fa uccisa dal marito denunciato da lei più volte. Ora una sentenza condanna i giudici per inerzia.

Catania al centro delle cronache per una sentenza che condanna i magistrati, rei di non aver impedito ad un uomo di agire in modo criminale sulla moglie, che pure lo aveva denunciato più volte.

La triste storia che ha visto coinvolta una donna di soli 32 anni, Marianna Manduca, coniugata all’epoca dei fatti con Saverio Nolfo, ha inizio ben prima del 2007, anno dell’assassinio di Marianna.

La coppia, che aveva messo al mondo tre figli, decide di separarsi, tuttavia la decisione non è evidentemente condivisa in modo amichevole tra i genitori. I due infatti entrano in conflitto in particolare per l’affidamento dei due minori.

Sono mesi terribili per la donna, costantemente in lite con il marito per i due piccoli, costantemente minacciata ed aggredita dall’ex-marito, aggressioni che avvengono in strada, davanti a tutti, che l’uomo compie a disprezzo delle leggi e degli occhi dei conoscenti.

Momenti terribile per Marianna che tuttavia non si perde d’animo, che vuole rimanere vicina ai suoi figli più di ogni altra cosa, per sottrarli alla violenza del padre, per garantirgli una vita serena tenendoli con sé.

Anche per questo per Marianna Manduca decide di denunciare i fatti compiuti da Saverio Nolfo.

Dalle autorità Marianna va una volta, poi due, e così via, più e più volte, perché Saverio non ne vuole sapere di perdere i figli, e soprattutto non vuole smetterla di torturarla.

La 32enne solleva ben 12 denunce contro il marito, che agisce in modo incontrollato, al di sopra della legge, anzi impunito dalla stessa. Nessuna delle denunce di Marianna ha esito positivo.

E poi avviene il peggio. Il 3 ottobre 2007 a Palagonia, provincia di Catania, Saverio Nolfo affronta la moglie armato di un coltello e con quello porta a segno una serie di colpi che determineranno la morte dell’ex consorte. A difenderla c’è il padre di Marianna, lui viene ferito gravemente, ma riesce tuttavia a salvarsi.

Questa volta il reato di Saverio Nolfo viene punito con 20 anni di carcere, ma la vicenda non termina qui. Infatti lo zio dei due piccoli di Marianna, in qualità di tutore degli stessi, denuncia i magistrati che nel tempo hanno trattato le denunce effettuate da Marianna Manduca.

E’ di oggi la notizia che la Corte ha deciso che da parte dei pubblici ministeri che trattarono le dodici denunce di Marianna, ci fu colpa grave, e dunque ora tanto per loro quanto per la Presidenza del Consiglio dei Ministri scatterà l’obbligo di risarcire la famiglia.

Questa sentenza costituisce nella sua drammaticità un primo esempio di come possa applicata la Legge detta Vassalli, la quale norma in modo certamente innovativo in materia di responsabilità civile.

Se dunque durante la propria attività si commettono atti che determinano danni per terzi, previa sentenza dei giudici, si può essere chiamati a risarcire il danneggiato.

Il principio ovviamente non è nuovo nella nostra legislazione, ciò che è nuovo semmai è il fatto che ora sono in molti, pubblici ufficiali compresi, a dover temere effetti se si rendessero protagonisti di colpa grave, come nel caso che dell’omicidio di Catania, di Marianna Manduca.

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