Catania, un incendio distrugge un campo rom e paralizza la città

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Catania, un incendio distrugge un campo rom e paralizza la città

Un incendio di vaste proporzioni ha avvolto in una nuvola di fumo la zona del Viale Africa, nei pressi del centro fieristico “Le Ciminiere” e ha raso al suolo il campo rom di Via Madonna del Divino Amore a Catania, dove erano allocati parecchi migranti di orgine nordafricana.

L’incendio ha tenuto impegnate diverse squadre dei Vigili del Fuoco, che hanno dovuto lavorare per diverse ore per avere ragione delle fiamme che hanno avvolto completamente la grande struttura adibita a ricovero per immigrati.

Le complesse operazioni di spegnimento hanno indotto le forze dell’ordine a deviare il traffico lungo il Viale Africa, che costeggia la Stazione dei pullman e quella ferroviaria. La struttura coinvolta, sarebbe dovuta diventare a breve, un museo di Arte Moderna, ma sarebbe poi stata abbandonata a se stessa.

Sui numerosi incendi che stanno coinvolgendo le strutture di ricovero per immigrati è interventuto Manfredi Zammataro, Presidente dell’Associazione CODICI Sicilia- Centro per i Diritti del Cittadino, il quale ha rivolto la domanda alle istituzioni circa le misteriose origini di tali roghi: “Due incendi devastanti verificatisi in soli due giorni all’interno di due luoghi simbolo del degrado in cui versa la città: il campo rom di zia lisa e la baraccopoli di viale Africa.

Le fiamme infatti oltre ad aver messo in pericolo la vita degli occupanti e dei cittadini catanesi che abitano vicino a quei luoghi, hanno prodotto una pesante coltre di fumo che si è propagata nell’aria, nonostante lo sforzo dei vigili del fuoco intervenuti repentinamente e con professionalità. A quanto pare tale fumo, sarebbe stato causato dalla combustione di numerosi rifiuti e detriti presenti all’interno delle aree in questione. Ma cosa ancor più grave, è che a quanto pare nel secondo rogo, sarebbe andata distrutta l’intera area che avrebbe dovuto ospitare il Museo dell’arte costato otto milioni di euro di soldi pubblici”.