Centrale di Kalpakkam, il ciclone Thane è passato, business as usual COMMENTA  

Centrale di Kalpakkam, il ciclone Thane è passato, business as usual COMMENTA  

Stavolta ha vinto la tecnologia, e con lei l’uomo. A nove mesi di distanza dal disastro naturale che ha colpito il Giappone – una tragica combinazione del peggior terremoto della storia seguito da uno tsunami con onde fino a quindici metri, che ha causato decine di migliaia di morti e causato un incidente nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi e diffuso un sentimento di terrore (per fortuna, alla fine, ingiustificato e immotivato) nei confronti dell’energia nucleare in tutto il mondo – ancora un colpo della natura, ancora una centrale nucleare sotto attacco. Questa volta, però, le difese predisposte dall’uomo, grazie alla tecnologia, sono servite a parare il colpo.

Certo, la minaccia rappresentata dal ciclone Thane non è paragonabile a quella di un sisma dell’ottavo grado Richter e uno tsunami insieme, ma i venti a 140 kmh che hanno colpito la linea costiera tra Cundalore e Pondicherry hanno comunque comportato ben 47 morti e costretto alla chiusura diversi impianti industriali della zona: la fabbrica di PVC della Chemplast Sanmar di Cudalore, per citarne uno, rimarrà chiusa per una decina di giorni per recuperare un corretto stato operativo, e questo nonostante l’impianto sia stato disegnato e progettato per resistere a eventualità del genere. La centrale nucleare di Kalpakkam, (Madras Atomic Power Station, o MAPS) invece, ha superato la prova senza scossoni, tanto da indurre il management dell’impianto a commentare che tutto è “business as usual”. 

“Entrambe le unità stanno generando 150 MW di potenza ciascuna. Il ciclone Thane non ha avuto effetti di alcun genere sulle nostre operazioni”, ha dichiarato  S Ramamurthy, direttore di stazione al MAPS, all’agenzia IANS.

Nessuna conseguenza anche per il cantiere del prototype fast breeder test reactor (FBTR) da 500 MW”, stando a quanto dichiarato da Prabhat Kumar, project director dell’impianto costruito da Bharatiya Nabhikiya Vidyut Nigam Ltd (Bhavini).

L’assenza di danni agli impianti è stata confermata dall’Indira Gandhi Centre for Atomic Research (IGCAR), che in un comunicato ha dichiarato come l’attività dell’FBTR sia continuata senza alcuna interruzione.

La prova di resistenza è stata superata grazie anche ai sistemi di monitoraggio e analisi dei dati ambientali predisposti dal governo indiano, che hanno consentito di lanciare l’allarme in tempo.

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