Cerca di uccidere la moglie con la mannaia: salvata dal cane scappa dalla finestra COMMENTA  

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Norman, a 55th Security Forces Squadron military working dog, waits to be unleashed and go after his target during training April 17. The Offutt K-9 unit performs regular training to maximize the dogs effectiveness in the field. (U.S. Air Force Photo by Josh Plueger)

Ha vibrato contro la moglie ripetuti colpi con una mannaia. Una decina di fendenti. A salvarla dalla furia del marito è stato però il loro cane, un pastore tedesco, che saltando addosso all’uomo con le zampe sul petto lo ha come bloccato. Una sorta di energica spinta, proprio come quelle che si danno quando si cercano di separare due contendenti, che ha permesso alla donna, grondante sangue dalla testa e dalla mano con cui si era riparata dai colpi, di rifugiarsi in soggiorno e poi fuggire insieme al cane dalla finestra. La drammatica vicenda si è consumata verso le 23 di domenica 1. marzo in un’abitazione di via Risorgimento, nella frazione di Sant’Apollinare, dove i coniugi vivevanoi.


Proprio nei giorni scorsi si sono chiuse le indagini preliminari, condotte dal sostituto procuratore Fabrizio Suriano. È dalla sua ricostruzione che emerge come l’intervento del cane sia stato provvidenziale, perché Antonio Narcisoaveva tutta l’intenzione di uccidere la moglie Maria. Mentre la donna si era piegata per raccogliere da terra una busta, l’uomo ha infatti raccolto una mannaia che si trovava sotto il divano e con questa ha iniziato a colpirla ripetutamente provocandole numerose lesioni alla testa ed alla mano, con una frattura al metacarpo, che al pronto soccorso di Rovigo dove è stata trasportata subito dopo l’aggressione, sono state giudicate guaribili in 35 giorni. 

Tutto sommato lievi rispetto a quello che sarebbe potuto accadere se, sempre secondo la ricostruzione del pubblico ministero Suriano, non fosse intervenuto il pastore tedesco e se la donna non fosse riuscita a scappare. L’episodio, fra l’altro, non sarebbe un caso isolato. Le indagini, infatti avrebbero appurato anche una serie di maltrattamenti ripetuti nel tempo. Calci e pugni per futili motivi, offese, vessazioni e minacce di ogni tipo, anche di morte, effettuate brandendo coltelli o forbici. In un’occasione l’uomo avrebbe anche acceso dei cubetti di diavolina con l’intento di darle fuoco.


Un quadro a tinte fosche, che già prima dell’episodio dell’aggressione a colpi di mannaia, aveva spinto la donna a trasferirsi per un periodo a casa della figlia. Poi, però, era tornata a casa dal marito.

L’uomo, fra l’altro, che è difeso dall’avvocato Nicola Bergamini, dopo l’episodio del primo marzo scorso, era stato ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Trecenta, ma le sue condizioni di salute erano già seguite e monitorate.

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Un aspetto probabilmente non secondario per la linea difensiva che il legale che lo assiste potrebbe impostare e che mira a ricontestualizzare l’accaduto.

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