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Champions League, Giustizia è fatta ma il cuore dice Borussia
Calcio

Champions League, Giustizia è fatta ma il cuore dice Borussia

Dopo tre tentativi il Bayern conquista la sua quinta Coppa dei Campioni. Un successo meritato a cui fa da contraltare la delusione del Dortmund. Anche i gialloneri avrebbero meritato di vincere il trofeo


Per una volta che la giustizia ha trionfato, l’insoddisfazione è il sentimento dominante. Dopo anni di tentativi andati a vuoto, il Bayern Monaco ha vinto meritatamente la sua quinta Coppa dei Campioni. Ci sono voluti tre grandi sforzi (il che significa, appunto, riuscire ad arrivare altrettante volte in finale), spalmati in quattro anni. Un percorso inarrestabile, dove la squadra più costante, più equilibrata e più tecnica, la più forte semplicemente, ha primeggiato. Eppure, per chi crede ancora nelle favole, un finale diverso sarebbe stato l’apoteosi di un sogno. La vittoria del Borussia sarebbe stato un lieto fine ugualmente giusto.
Potere ai giovani Della squadra di Dortmund è stato scritto e sviscerato ogni aspetto. Società sull’orlo del fallimento nel 2003 e nel 2005, riassetto brutale, investimenti a lungo termine, valorizzazione dei giovani.

A questo mosaico si aggiungono un allenatore dalle idee e, soprattutto, dal carattere straordinari, ricambi azzeccati (e pagati due soldi) ogni anno. Infine un tifo che ha pochi eguali in Europa: il muro giallo della Sudtribune. Due titoli nazionali vinti. Telegiornali sportivi e non, quotidiani, opinionisti di vario colore ma anche uomini di campo hanno applaudito per mesi i giocatori di Klopp.

Una squadra che sembra più una comitiva di amici che si riunisce per giocare a calcetto. Tanto buonumore, spensieratezza, l’incoscienza tipica di chi non si rende ancora conto di quello fa. Due anni passati ad umiliare i facoltosi rivali del Bayern non è poco.

Atterraggio duro Sabato sera, questo alone di magia è stato spazzato via dalla dura realtà. E nel modo più crudele. Gli adulti, come spesso accade, non ci stanno a farsi umiliare dai bambini. I grandi, a volte, diventano prepotenti e ristabiliscono le gerarchie in un attimo. Nel primo tempo di Wembley, i piccoli impertinenti hanno provato a giocare l’ennesimo scherzo ai “matusa” del Bayern.

Ritmo, pressing e tecnica avevano alimentato più di una speranza. Ma nella seconda parte di match, arriva il primo avvertimento: un buffetto di Mandzukic al 22’, giusto per mettere in chiaro le cose. Reus e soci non ci stanno: col rigore di Gundogan rialzano la cresta. Ma ad un minuto dalla fine, arriva il ceffone definitivo. Ribery e Robben mettono in riga la combriccola avversaria. I grandi ridono, i bambini piangono.

Gli opinionisti non cinguettano più. I tifosi occasionali spariranno gradualmente, incensando la superiorità di chi ha vinto. Il Dortmund è a rischio smantellamento, sono tante le sirene (ed i milioni) che rischiano di ammaliare i campioncini gialloneri. Nonostante ciò, se le favole sono solo fantasia, per il Borussia i proverbi potrebbero azzeccarci. Perché chi la dura la vince e ride bene chi ride ultimo. Berlino 2015 è dietro l’angolo.

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