Champions League: la Germania gode, l’Italia “rosica” COMMENTA  

Champions League: la Germania gode, l’Italia “rosica” COMMENTA  

La Bundesliga regna in Europa

Meno quattro. Ancora pochi giorni e la Champions League avrà i suoi campioni. E mentre il calcio tedesco conquista l’Europa, in Italia ci si accapiglia su chi somiglia di più ai modelli Dortmund o Bayern.


La finale tutta teutonica rappresenta l’apoteosi di un sistema giunto all’apice del suo splendore, un dominio destinato a durare ancora per molto. Se del Bayern – perdente di successo nelle ultime stagioni – conoscevamo vita, morte e miracoli, per accorgerci del Borussia Dortmund è stato necessario attendere che i ragazzini di Klopp facessero uno scherzetto ai grandi di tutta Europa. Insomma, finchè occhio non vede cuore non duole. A giochi quasi fatti, salire sul carro dei vincitori resta lo sport preferito. Soprattutto in Italia. Nelle ultime settimane infatti, le lodi sperticate per i gialloneri sono aumentate vertiginosamente, come i ministri del governo Letta.


Entusiasmo occasionale Questi alcuni commenti risalenti a qualche settimana fa. Aurelio Andreazzoli, allenatore della Roma: “L’indirizzo della società è questo. Costruire nel tempo un modello di quel tipo, prendendo giocatori interessanti e puntando sul settore giovanile”. E ancora: “È un bel modello, auguro alla Roma di riuscire a ottenere gli stessi risultati”. C’è poi Giorgio Chiellini: “Il Dortmund ha molti giocatori provenienti dal settore giovanile, e tanti acquisti che sono stati valorizzati. In pochi anni dall’orlo del fallimento sono arrivati al top senza spese folli. Il Borussia ci somiglia anche per l’intensità gioco”. Non poteva mancare l’ormai ex mister del Napoli, l’uomo dalla rivendicazione facile: “Noi stiamo facendo una scalata simile al Borussia – ha affermato Walter Mazzarri – anche se loro sono partiti con leggero anticipo”. E anche se loro in un quinquennio hanno conquistato due Bundesliga. Bazzecole.


Vorrei ma non posso: Italia al palo In sintesi, senza accanirsi troppo su frasi isolate, è vero che determinate parole valgono nel preciso contesto in cui vengono pronunciate. È altrettanto vero che in Italia arriviamo sempre secondi. Insomma bisogna sempre aspettare la conferma del medico per capire che qualcosa non va. Nonostante sintomi e sentori siano chiari da tempo. Vallo a dire al Ranking Uefa.

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Se le parole di chi lavora direttamente sul campo sono comprensibili, a lasciar perplessi sono le dichiarazioni di chi lavora nelle stanze dei bottoni. Qualcuno, sempre poco tempo fa, sembrava cadere dal pero, un certo Giancarlo Abete ad esempio. “I risultati confermano il momento importante del calcio tedesco: bisogna saper emulare chi fa le cose bene”. Ma dai? Quanta originalità. Peccato che da quando ci sia lui a capo della Figc le cose non siano migliorate di molto. Poco potere decisionale nelle sue mani, dirà il diretto interessato, tant’è che qualche sforzo in più sarebbe auspicabile.

In questo scenario, unica voce fuori dal coro che regala spunti di riflessione interessanti (anche esilaranti) è stato Andrea “Er freddo” Stramaccioni. “Mi chiedete se la squadra di inizio stagione poteva farcela contro il Bayern? In partita secca, di sicuro”. Immagina: puoi.

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