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Che cos’è la Corte Costituzionale

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Che cos’è la Corte Costituzionale

Lo scopo principale della Corte Costituzionale è assicurare il rispetto della rigidità della Costituzione, attraverso una serie diversificata di attribuzioni che sono indicate nell’art. 134 della Costituzione e nell’art. 2 della legge costituzionale nº 1 del 1953.

Il numero dei componenti assegnato dall’art. 135 della Costituzione è 15, 5 deliberati dal Presidente della Repubblica, 5 dal Parlamento in seduta ordinaria e 5 dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative (Corte di Cassazione, Concilio di Stato e Corte dei Conti). La disciplina della procedura delle nomine si trova nella legge n° 87 del 1953 e nell’art. 2 della legge costituzionale n° 1 del 1967.

Il Presidente della Corte Costituzionale è scelto dalla Corte stessa tra i suoi membri e l’incarico dura 3 anni. Ha molte responsabilità all’interno per quanto riguarda il corso dei lavori della Corte, e rappresenta la Corte stessa all’esterno.

L’incarico dei giudici dura 9 anni.

In caso di applicazione della competenza penale della Corte, la magistratura è integrata da altri 16 giudici scelti a caso da una speciale lista decisa dal Parlamento in seduta ordinaria.

La Corte Costituzionale ha grande autonomia che viene espressa in particolar modo nel potere di adottare regole che disciplinano la sua organizzazione interna e l’esercizio delle sue attribuzioni costituzionali.

La più importante tra queste è controllare la legittimità costituzionale delle leggi e di quegli atti che hanno validità di legge dello Stato o regionale, allo scopo di verificare che i regolamenti contenuti in questi documenti non presentino errori formali o sostanziali.

Questo controllo è garantito considerando le disposizioni della classificazione costituzionale, ma anche le disposizioni di altre fonti a cui la Costituzione garantisce una speciale protezione.

La Corte Costituzionale, conformandosi all’interpretazione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, non ha alcun potere nel controllo del rispetto dei regolamenti comunitari delle leggi italiane, che è invece fatto dai giudici.

I giudici devono rivolgersi alla Corte quando pensano che una legge che deve essere applicata durante un processo sia incostituzionale, e anche al Governo allo scopo di prevenire la promulgazione di leggi regionali, valutate come incostituzionali, e viceversa i Comitati regionali entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, quando pensano che queste leggi riguardino la sfera della loro competenza legislativa. Anche le minoranze possono rivolgersi alla Corte.

La Corte Costituzionale può decidere l’illegittimità del regolamento denunciato (sentenze accettate) o respingere i dubbi di legittimità costituzionale (sentenze respinte).

Solo quando l’illegittimità è dichiarata, la sentenza ha effetto totale e determina la cancellazione retroattiva della legge incostituzionale, mantenendo gli effetti giuridici non più revocabili.

L’azione della Corte è spesso eseguita anche con sentenze che, pur mantenendo intatto il testo legislativo, hanno proposto o addirittura imposto di attribuire o eliminare dalla disposizione la possibilità di una precisa applicazione incostituzionale.

Un’altra importante funzione della Corte Costituzionale è la risoluzione dei conflitti di attribuzione tra lo Stato e le Regioni o tra i poteri dello Stato.

Questa serve per salvaguardare o mantenere intatte le sfere di competenza che la Corte attribuisce alle diverse commissioni e ai diversi organi che contribuiscono all’esercizio del potere pubblico.

La Corte deve anche valutare l’ammissibilità delle richieste dei referendum abrogativi. Questo significa che verifica se la legge per cui è richiesta l’abrogazione può essere abrogata attraverso un referendum, come previsto dall’art. 75 della Costituzione, o se le richieste sono strutturalmente adeguate per permettere un’abrogazione libera e consapevole, senza danneggiare altri valori costituzionali formali o reali.

Infine, la Corte Costituzionale giudica il Presidente della Repubblica nei casi in cui il Parlamento in seduta ordinaria decida di processarlo per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

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