Che cos’è la deflazione?

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Che cos’è la deflazione?

Dal latino “deflectere” (piegare, dall’alto verso il basso), questo termine indica la riduzione dei prezzi che, di solito, si accompagna a contrazione o stagnazione della produzione e del reddito. E’ l’opposto dell’inflazione e non va confusa con la disinflazione, che è invece un rallentamento del tasso di inflazione, cioè della crescita dei prezzi.

La deflazione è positiva se avviene in tempi di crescita economica; in epoca di recessione (come quella che stiamo vivendo) indica un calo dei consumi, destinato ad innescare un circolo vizioso negativo. Un conto, infatti, è che il calo dei prezzi sia determinato da una maggiore concorrenza o da un aumento della produttività, condizioni che appunto si verificano in tempi di crescita, e che quindi si traduce in incremento del potere di acquisto delle famiglie. Altro, invece, è che la deflazione avvenga in tempi di ristagno o, addirittura, di recessione dell’economia, come sta accadendo ora. Oltre alla negatività del fatto in sé (la gente compera meno), la deflazione è dannosa anche per gli effetti che genera sulle aspettative del consumatore che, attendendosi ulteriori cali dei prezzi, rinvia potenzialmente all’infinito gli acquisti, convinto che risparmierà ancora di più, contribuendo al ristagno dell’economia.

La deflazione rischia di innescare una spirale che aggraverebbe ancora di più la recessione italiana.

Un calo prolungato dei prezzi ha come prima conseguenza una riduzione dei guadagni e delle liquidità delle imprese che, avendo così meno capitali provenienti dall’attività commerciale, riducono la produzione e non assumono più o, ancora peggio, licenziano. Aumenta così la disoccupazione, con l’effetto di far circolare ancora meno denaro. Se viceversa, scelgono di non diminuire la produzione, immettono sul mercato merce che resta invenduta e sono costretti ad abbassare ulteriormente i prezzi, dando ancora più spinta alla deflazione.

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