Che fine fanno i quadri rubati

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Che fine fanno i quadri rubati

Robert Wittman nel 2004 ha fondato l’Art Crime Team dell’FBI, una squadra di 14 agenti che in pochi anni ha recuperato oltre 2500 opere d’arte per un valore totale di più di 150 milioni di dollari. Wittman ha agito più volte sotto copertura, presentandosi come un possibile acquirente e contattando personalmente i ladri o i custodi delle opere. Wittman dice che quello che sfugge ai ladri è che il valore di un’opera d’arte dipende dall’autenticità e dalla sua storia, ma anche dai documenti che provano la sua provenienza legale. Senza i documenti che accompagnano un’opera d’arte, questa è sostanzialmente invendibile perché non può entrare nel mercato, e quindi nessuno la acquisterà: l’unica cosa da fare è tenersela e «ammirarla», ma di solito i ladri non organizzano operazioni così complesse per abbellire i loro soggiorni.
Secondo Wittman ci sono tre tipi di ladri che commettono questi furti. I primi sono persone esperte, che hanno già commesso rapine in altri tipi di ambienti e che vedono punti deboli nei sistemi di sicurezza dei musei.

Così decidono di comportarsi con il museo come farebbero con una gioielleria, sfruttando l’occasione. Il secondo tipo invece è composto da quelli che hanno contatti all’interno del museo, dal curatore al custode, e questo avviene in un numero altissimo di casi. Il terzo tipo è quello che Wittman chiama dei «taccheggiatori»: ladri improvvisati, che agiscono quando ci sono pochi sistemi di sicurezza e si limitano a entrare nel museo, staccare il quadro dal muro e portarselo via.
Ma quasi mai, ripete Wittman, le opere degli autori più famosi vengono vendute. Ci sono molti esempi di quadri celebri che sono stati ritrovati anche a lunga distanza dal furto: una delle prime versioni dell’Urlo di Munch – in totale ne esistono quattro – venne rubata due volte, nel 1994 e nel 2004, e due volte ritrovata. Un altro recupero celebre è quello della Gioconda, che venne rubata nel 1911 e ritrovata due anni dopo. Qualche possibilità di vendita, invece, c’è per i quadri meno conosciuti e di minor valore, che possono essere venduti al di fuori dei canali più ufficiali oppure nei mercatini locali.

Per le opere che sono vendute a poche centinaia o migliaia di euro, i controlli non sono così rigidi e anche gli acquirenti fanno meno controlli. Secondo Wittman, questa destinazione è quella «della larga maggioranza dei furti d’arte, ma non dei furti come quello di Rotterdam, che succedono una volta all’anno».

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