Chi è Gabriela Mistral COMMENTA  

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“La bruma spessa, eterna, affinchè dimentichi dove
mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.
La terra nella quale venni non ha primavera:
ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.”

Gabriela Mistral, poetessa, femminista, insegnante, prima letterata sudamericana a ricevere il premio nobel, amante appassionata, amica fedele, donna libera.

Lucila Goldoy Alcayaga nasce a Vicuña, in cile, il 7 aprile 1889. Abbandonata dal padre ad appena tre anni, vive in un rapporto strettissimo con la madre, che è già in grado di sostenere economicamente a soli 14 anni, lavorando come aiuto insegnante. Sebbene non abbia mai ricevuto un’educazione accademica, la penna la chiama a sè ancora bambina: comincia prestissimo a pubblicare le proprie poesie su giornali locali, sempre dietro pseudonimo. Quello di Gabriela Mistral – lode agli amatissimi Gabriele d’Annunzio e Frederic Mistral- lo adotta però solo dopo la vittoria del prestigioso premio nazionale Juegos Floreales.

Utilizzata come icona della poetessa bucolica e vergine, la Mistral è piuttosto voce malinconica, soave, rivolta ai vivi nel suo strenuo compito di educatrice, ma mai dimentica di chi era un tempo e ora non è più. Parlare di morte, da sempre tema centrale per un animo tanto sensibile, diventa quasi espiazione dell’involontaria colpa di essere sopravvissuta a tante persone amate: la madre, il fidanzato, il nipote cresciuto come un figlio.

Insignita, prima fra i letterati sudamericani, del premio Nobel nel 1945, ambasciatrice onoraria del Cile in Italia, Spagna, America, non rinuncerà comunque mai alla vocazione di insegnante. Non rimarrà inascoltata la sua Preghiera della Maestra: «Fa che io sia più madre di una madre / nel mio amore e nella difesa del bambino / che non è sangue del mio sangue. / Aiutami affinché ognuno dei “miei” bambini / diventi la poesia migliore. / E nel giorno in cui non canteranno più le mie labbra, / lascia dentro di lui o di lei la più melodiosa delle melodie», almeno non in uno dei suoi migliori allievi: Pablo Neruda.

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Nel 1957, per un cancro al pancres, si spegneva a New York la voce della “ poesia lirica che, ispirata da forti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni di tutto il mondo latino-americano” (motivazione del premio Nobel): insieme a lei anche il Cile si chiudeva in tre giorni di pianto.

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