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Cina: ma ne vale ancora la pena?

Economia

Cina: ma ne vale ancora la pena?

La Cina è ormai la seconda economia mondiale e si colloca soltanto alle spalle dell’America. Premesso che non è facile tenere sotto monitoraggio l’economia orientale, a causa di una certa pochezza di parametri e dati statistici di confronto, è comunque logico che tale “mondo” debba essere particolarmente analizzato dal punto di vista economico e finanziario.

Moltissime imprese europee e tantissime italiane, hanno deciso di esternalizzare molte lavorazioni, o addirittura aprire il Cina insediamenti produttivi, avvalendosi della manodopera a basso costo del luogo che genere, per queste aziende, un risparmio di costi del personale. Un fenomeno che a detta di molti è una delle principali cause dell’attuale crisi economica che investe le imprese italiane.

Grazie a tutto questo, il Paese della Grande Muraglia ha saputo portare avanti processi di crescita vertiginosi che ha costretto le aziende interne e anche lo stato cinese, a modificare il modello di sviluppo, per adattarlo al fenomeno in corso.

Altro parametro sul quale la Cina agisce è il tasso di cambio che parrebbe cinicamente manipolato dai cinesi al fine di generare un vantaggio competitivo ai proprio esportatori.

Negli ultimi anni, il cambio reale cinese si è apprezzato.

I consumi interni stanno crescendo e basterebbe pensare alla domanda di automobili, che ultimamente sta raggiungendo livelli mai raggiunti prima d’ora. Ormai la Cina è uno dei principali mercati per molte case automobilistiche. Si alza quindi il livello generale interno e la qualità di vita. La gente inizia a stare meglio e a pretendere di più, sia un termini economici che in termini di benessere.

Per questo motivo molte aziende che avevano fonti produttive o di approvvigionamento in Oriente, sono ora “tornate indietro” in quanto non sempre il vantaggio economico è così netto e determinante come invece lo era fino a qualche tempo fa. Andando avanti, la domanda interna cinese sarà ancor più dinamica e il divario con l’Europa potrebbe sempre più assottigliarsi, riportando la situazione, negli anni, verso un sostanziale equilibrio.

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