Cinema, “No” di Pablo Larraín: recensione e trailer COMMENTA  

Cinema, “No” di Pablo Larraín: recensione e trailer COMMENTA  

Candidato all’Oscar 2013 come migliore film straniero, “No” è il film che completa una trilogia creata dal regista Pablo Larrain: in “Post mortem” (2010) l’argomento è la nascita della dittatura cilena, in “Tony Manero” (2008) si parla del suo periodo più esasperato e violento, in “No” (2012) si assiste al suo declino. L’11 Settembre 1973 il Generale Augusto Pinochet rovescia il governo cileno, presieduto da Allende, e il Paese cade nel disordine e nella dittatura più spietata.


Dopo quindici anni di regime dittatoriale il popolo era ormai stanco, i giovani non vedevano prospettive, l’opposizione cominciò a vacillare. Pinochet decise così di convocare un Referendum in cui il popolo cileno avrebbe deciso se far restare il Generale al potere per altri otto anni nel ruolo di Presidente della Repubblica: era il 5 Ottobre 1988. Poiché era certo di ottenere un “Sì”, Pinochet concesse alle forze dell’opposizione di riunirsi per fare propaganda elettorale sull’unica televisione di Stato, fino ad allora censurata.


La campagna pubblicitaria per il “No” venne affidata a Renè Saavedra, il figlio di un esule in Messico, che lavorava presso una famosa agenzia pubblicitaria cilena. La campagna messa a punto dal giovane Renè fu esplosiva, e riuscì a convincere anche gli indecisi. I cileni andarono alle urne per decretare la fine del regime di Pinochet votando “No”. Il film merita di essere visto (è al cinema dal 7 Maggio), perché è la fotografia realistica di un Paese che rinasce dalla cenere della dittatura, esplodendo di vita e di colori.


 

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