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Cinque ragioni: Femmine in gabbia

Roma

Cinque ragioni: Femmine in gabbia

1. Per il nuovo approccio. Non so che cosa si potrebbe chiedere di più a un film che promette donne nude in gabbie sottoposte a un sacco di abusi durante un’ora e mezza di film, ma Corman ne voleva qualcosa in più. Dunque chiese al suo regista e sceneggiatore di aggiungere degli argomenti nuovi. Jonathan Demme (che iniziò la sua carriera proprio con questo film) mise un po’ d’ironia e qualche variante alla formula tradizionale, rendendo così più guardabile il film.

2. Perché ciò che funziona non si abbandona. Le novità che riguardano la trama e gli argomenti trattati non guastano il genere delle donne in prigione. La violenza e le donne nude ce ne stanno a voglia.

3. Per Jonathan Demme. Tra i registi più noti usciti dalla “scuola Corman”, Demme continuò la sua carriera con film come Una vedova allegra… ma non troppo, Il silenzio degli innocenti e Philadelphia.

Qui possiamo apprezzare il suo talento grezzo, quando faceva i suoi primi passi.

4. Perché non si fanno più questi film. Ormai vedere qualcuno nudo al cinema è quasi tabù. E la violenza è troppo grafica per sembrare reale. Questi film, fatti per due soldi e con l’unico scopo di dare qualche emozione dallo stesso prezzo (e guadagnarne un po’ di più nel frattempo), ci danno uno strano senso di realtà che è andato perso da tempo.

5. Per Barbara. L’indimenticabile Barbara Steele, una delle più famose attrici del cinema trash, compare come la direttrice sadica. Le altre quattro ragioni si possono riassumere in questa…

Femmine in gabbia è parte della rassegna su Roger Corman al Palazzo delle Esposizioni. Sarà proiettata in lingua originale, con sottotitoli in italiano, il 28 aprile alle 21 ore. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

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