Cinque tipi di montaggio film COMMENTA  

Cinque tipi di montaggio film COMMENTA  

E’ estremamente raro per un cameraman girare un film in sequenza con una sola telecamera, questo si verifica solo nel caso di un video musicale o di uno spettacolo teatrale che ha uno sviluppo cronologico senza interruzioni. Di solito, i cameraman filmano da diverse angolazioni, il tecnico monta i singoli clip in modo da creare una scena coerente. Il cameraman riprende in un ordine conveniente al regista piuttosto che seguire un ordine narrativo.

Taglio della pellicola

Questo termine deriva da un periodo in cui il montaggio delle immagini in movimento veniva eseguito tagliando letteralmente i rotoli di pellicola per poi riordinare le singole riprese, il taglio è la forma di montaggio che gli editor di video hanno utilizzato più a lungo. Oggigiorno invece, non si effettua nessun taglio fisico ma il termine è rimasto in uso perché, anche se in modo digitale, le scene del film vengono ancora “tagliate” e riassemblate in modo da creare la continuità di un film e abbiano pertanto un senso compiuto per lo spettatore. I tagli sono appena percepibili e causano il minimo disturbo nella visione del film.


Taglio neutrale

Un montatore di film usa un taglio neutro per mostrare il movimento che lo spettatore è tenuto a seguire. In un taglio neutro, la ripresa di qualcosa che si muove ad esempio è resa dal passaggio di questo da una parte all’altra dello schermo e da una ripresa di questo qualcosa muoversi verso o lontano dallo schermo. Questo dà allo spettatore un punto di riferimento riguardo alla direzione dell’oggetto e a che velocità stia viaggiando. Se molteplici tagli mostrano l’oggetto in movimento in diverse direzioni da un angolatura laterale, lo spettatore si sentirà confuso.

Split Editing

Con la tecnica di “split editing”, audio e video di uno stesso clip vengono tagliati separatamente, in modo da ottenere un montaggio audio/video sfalsato. Ad esempio, una scena in cui un uomo sta recitando un monologo potrebbe essere tagliata ed essere immediatamente susseguita dalla scena dell’alba del giorno dopo dove l’uomo sta ancora parlando. Le parole dell’uomo che dalla scena precedente continuano nella scena successiva dà al film una certa coesione e consente al regista di collegare due concetti non chiaramente connessi.


Dissolvenza

Gli editor dei film possono esprimere coesione anche unificando due clip insieme tramite l’effetto noto come dissolvenza. L’effetto dissolvenza è raramente utilizzato ma può essere un modo estremamente efficace di trasmettere una trasformazione quasi eterea. Per fare un esempio, un’effetto dissolvenza è stato usato nel film di Dario Argento, “La sindrome di Stendhal”. Una giovane donna fissa il dipinto di Brueghel “La caduta di Icaro” e si impersonifica tanto da immaginar di sfiorare la superficie del mare. Il quadro, visto dagli occhi dello spettatore, comincia a svanire fino a fondersi con un’immagine realistica. Per un momento, l’immagine del quadro e l’immagine realistica del mare sono contemporaneamente sullo schermo.


Campo-controcampo

Il campo-controcampo è una tecnica articolata in due distinte inquadrature speculari e viene spesso usata per stabilire i punti di
vista di due personaggi nella stessa scena, spesso nel contesto di una conversazione.

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Mostra alternativamente il primo e il secondo soggetto mentre parlano, o scambiano gesti e sguardi: al botta e risposta corrispondono le inquadrature dell’uno o dell’altro. Il punto di vista può essere soggettivo, come se vedessimo con gli occhi del personaggio, o semi-soggettivo, con la macchina da presa posta in un punto dietro il personaggio in modo da vedere sia lui sia ciò che gli sta davanti.

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