Ciucci: attaccato al Ponte dello Stretto come una cozza sullo scoglio COMMENTA  

Ciucci: attaccato al Ponte dello Stretto come una cozza sullo scoglio COMMENTA  

 

 Pietro Ciucci, da 6 anni presidente, poi amministratore unico dell’Anas, nonchè commissario straordinario per il Ponte sullo Stretto, uno dei manager pubblici più noti delle due Repubbliche ,a suo tempo boiardo dell’Iri di Romano Prodi e successivamente apostolo di Gianni Letta, pare non voglia minimamente rinunciare al progetto del Ponte sullo Stretto. La sua ostinazione desta tuttavia il sospetto di praticamente tutti i senatori, fatta dovuta eccezione per quelli del Pdl, i quali non si spiegano il perché di questo attaccamento alla causa ed hanno pertanto deciso di rivolgere un’interrogazione parlamentare al ministero delle infrastrutture Corrado Passera e a quello dell’Economia, Vittorio Grilli, in cui i firmatari chiedono che lo Stato avvii un’azione di autotutela nei confronti di Ciucci al “fine di evitare ulteriori danni erariali” e chiedono altresì che il manager lasci immediatamente la guida dell’Anas

 Ciucci fu nominato nel 2009 commissario per il Ponte dal governo Berlusconi; il 12 novembre fu rinominato con l’incarico di “velocizzare” la realizzazione dell’opera.  Unico freno derivava dall’articolo 4 del decreto il quale prevedeva che non potesse spendere i soldi che non c’erano, vale a dire che “i provvedimenti e le ordinanze emesse” non comportassero “oneri privi di copertura finanziaria”, ma secondo i senatori Ciucci ha cercato di favorire le imprese private a danno delle finanze pubbliche Alla pesante accusa, tra l’altro opportunamente documentata, si aggiunge anche quella di aver alterato i bilanci Anas..

 Secondo i senatori, Ciucci ha violato il mandato per ben tre volte:  La prima volta il 25 settembre 2009, data in cui sottoscrisse con le imprese un accordo per il riavvio delle attività , sebbene non ci fossero in cassa soldi a sufficienza per un’adeguata copertura finanziaria;. La seconda volta, due giorni prima del Natale 2009. : il manager consegnò i lavori promettendo di pagare una penale,  nel caso poi i lavori stessi non fossero effettuati, una multa tra i 300 ed i 500 milioni di euro, ovviamente a carico della finanza pubblica; per finire ,il 10 settembre 2010 , sottoscrisse un atto aggiuntivo con le imprese costruttrici “con il quale sono previsti aumenti di costo rispetto al costo inserito nel piano economico-finanziario, ovviamente senza alcuna copertura finanziaria”. Con quell’atto il costo del Ponte schizzò dai 6,3 miliardi previsti in un primo tempo a 8 miliardi e mezzo.


A oggi di quei soldi non v’è traccia e per concludere in bellezza , quest’anno il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha deciso di definanziare l’opera per la quale rimangono 12 milioni e 700 mila euro , briciole che non basterebbero neppure per aprire mezzo cantiere.

Ma Ciucci non molla la presa

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