Ciuccio per neonati: quale scegliere

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Ciuccio per neonati: quale scegliere

Ciuccio per neonati: quale scegliere
Ciuccio per neonati: quale scegliere

Quando nasci, è il primo oggetto che hai e da cui poi sarà difficile staccarti. Il ciuccio per neonati è l’alleato inseparabile di ogni bimbo!

Ancor prima della bambola il ciuccio è una alternativa fondamentale al seno materno, durante le ore di sonno e nei tanti momenti in cui la madre non può essere accanto al bimbo.

Il ciuccio di fatto sostituisce in molti casi l’atto del bimbo che sugge al seno. I suoi benefici, prima di tutto, derivano quindi dal fatto di soddisfare il bisogno primario di nutrizione del bimbo.

Nel momento poi in cui compie il gesto di succhiare il ciuccio, il neonato sta recuperando un altro suo bisogno essenziale, che è il contatto materno. Contatto che ristabilisce proprio tramite il ciuccio: ragione, questa, che spiega anche perché esso abbia generalmente la forma del capezzolo.

Un altro elemento molto importante che giustifica il ricorso al ciuccio nei bimbi è di carattere psicologico.

Un bimbo è l’essere più indifeso e bisognoso di cure; l’essere più solo per eccellenza. Questo senso di solitudine, fortissimo in ogni lattante, è attutito proprio dal ciuccio. Un ciuccio che quindi ha un forte impatto positivo nella psiche del bimbo: perché rilassa, rassicura e consola. Ma può persino gratificare, proteggere e addormentare.

Tipi di ciuccio da scegliere

E’ da premettere che il ciuccio non va pensato come un sostituto della madre in assoluto e appena possibile è bene accompagnare il bimbo nella fase di indipendenza da questo.

Il primo consiglio nella scelta del ciuccio è quello di orientarsi verso uno piccolo. Questo, per ridurre al minimo l’impatto sulla struttura (in formazione) della bocca del bebè, che non deve subire alterazioni.

Ciò detto esistono tre tipologie di base di ciuccio:

  1. a goccia: piccolo, di forma schiacciata e ovale. E’ quello più consigliato, perché rispetta le caratteristiche anatomiche del bebè;
  2. anatomico: è molto simile al ciuccio a goccia, ma è ripiegato verso l’alto;
  3. a ciliegia: è di forma rotonda e richiama più di ogni altro il capezzolo materno.

    E’ sconsigliato però da molti pediatri perché è molto grande e c’è un forte rischio di danneggiare il palato del bebè.

Quanto al materiale del ciuccio, è di preferenza il silicone o il caucciù: più morbidi e meno invasivi durante il sonno.

Il ciuccio è largamente consigliato dopo il primo mese di vita perché protegge il bimbo dal rischio di “morte in culla”(o SIDS, Sudden Infant Death Syndrome, sindrome della morte improvvisa infantile).

Un fenomeno che è al giorno d’oggi la prima causa di morte infantile nei bimbi nati sani; un fenomeno che di fatto non ha ancora una spiegazione scientifica.

Perché piange il neonato

Nei primi mesi di vita, il neonato può piangere per molti motivi.

Piange perché ha fame, perché ha le coliche, perché deve fare il ruttino, o ancora perché ha il pannolino che deve essere cambiato.

Ma non sempre è così! Un bambino può piangere anche quando si sente solo e vuole essere preso in collo.

Bisogna essere madri per capire cosa si nasconde dietro il pianto di un bimbo, ma non bisogna spaventarsi o, peggio, perdere la pazienza.

Quello che è certo è che il pianto è una richiesta di aiuto.

Rispondere a questo richiamo non significa necessariamente essere una mamma troppo apprensiva, o viziare il proprio bimbo.

La piena consapevolezza dei bisogni reali del neonato una madre la acquisisce solo con l’esperienza diretta. Fino a quel momento, può procedere andando a esclusione.

E’ bene comunque non offrire il seno al bimbo ogni volta che piange. Specie se non siano passate due ore almeno dall’ultima poppata. E’ consigliabile invece provare a calmarlo con le coccole e andando a escludere altri possibili motivi, come il pannolino sporco.

Questo, per evitare che il bimbo cresca associando il latte(=il cibo) all’elemento di consolazione per eccellenza.

Se fosse questo il messaggio recepito dal bimbo, infatti, ciò implicherebbe in futuro un disturbo del suo comportamento alimentare.

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