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Cogne: la storia dell’omicidio del piccolo Samuele e la Franzoni oggi

Cronaca

Cogne: la storia dell’omicidio del piccolo Samuele e la Franzoni oggi

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Cogne la storia dell'omicidio del piccolo Samuele e la Franzoni oggi

E' passato un po' di tempo dall'omicidio del piccolo Samuele. Ripercorriamo la storia di quel delitto scoprendo come è cambiata oggi la Franzoni.

L’omicidio del piccolo Samuele, ucciso mentre era nel letto dei genitori a Cogne, rimane ancora oggi, a distanza di tempo, uno dei delitti maggiormente atroci di sempre e uno di quelli maggiormente impressi nella memoria.

La vicenda

La vicenda si svolge il 30 gennaio del 2002 verso le prime luci del mattino. Annamaria è sveglia, è agitata e non riesce a riprendere sonno, nonostante le parole del marito. La donna chiede al marito di chiamare una ambulanza. Il marito contatta subito l’ambulanza. Ecco il resoconto di quella telefonata: “Buongiorno, ho mia moglie che non si sente bene”. “Che cos’ha?”chiede la voce dall’altra parte. “Niente, dice che si sente mancare il respiro, ha il fiato corto si sente un po’ svenire diciamo….”. La guardia medica arriva, ma si scopre che Annamaria ha solo un forte stress emotivo e che non c’è nulla di cui preoccuparsi. A questo punto, entrambi si svegliano, il marito si prepara per andare al lavoro e lei prepara la colazione ai piccoli, come una madre di famiglia qualsiasi.

La storia d’amore tra i due

Annamaria e il marito Lorenzo si sono conosciuti proprio in Val D’Aosta dove ora risiedono.

Lei, appena diplomata, aveva cominciato un lavoro in un B&B, mentre lui passava le vacanze in quella zona. I due si conoscono proprio in quel modo e si innamorano subito. Decidono di andare a vivere proprio a Cogne dove si sono conosciuti e innamorati. Una vita normalissima la loro, serena e felice. Lei badava ai figli e lui era consigliere comunale e anche membro del Soccorso Alpino. Una coppia normalissima, fino a quel maledetto 30 gennaio 2002.

Il 30 gennaio 2002

Una data terribile per la famiglia. Annamaria fa due telefonate, una al medico di base e l’altra al 118 avvisando che “A mio figlio è scoppiato il cervello, aiuto”. A quel punto, giunge il medico di famiglia, i vicini, arriva il marito e anche l’elisoccorso. Samuele ha un’aneurisma, secondo il medico di base. In base a quanto afferma lo staff, il bambino non ha un’aneurisma, ha tantissime ferite e il cervello gli è schizzato fuori dal cranio.

Alle 9,55 sul lettino del pronto soccorso, il piccolo Samuele muore. Alcuni minuti prima, i vicini raccontano che Annamaria aveva detto al marito:”Mi aiuti a farne un altro?”.

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L’autopsia e le indagini

Passate le 48 ore dalla morte del piccolo, viene fatta una autopsia che fornisce esiti sconcertanti. Il bimbo non sarebbe morto a causa di una morte naturale, bensì per via di alcuni colpi, per la precisione 17, scagliati ferocemente contro di lui con un oggetto pesante. A quel punto, si inizia a scandagliare ogni stanza della casa, ma l’arma del delitto non si trova. Il letto in cui è avvenuta la tragedia è pieno di sangue. Tutti gli indumenti della madre, comprese le scarpe, sono poste al setaccio. Il giorno dei funerali del piccolo Samuele tutto il paese è presente e Annamaria, addolorata e sconvolta, è sorretta dal marito e dalla dottoressa, figura molto importante per la famiglia.

Le accuse

A questo punto, la famiglia se la prende con i vicini responsabili della morte del piccolo Samuele.

I vicini cominciano ad allontanarli e la coppia è sempre più da sola contro tutti. I due, considerando l’astio degli abitanti nei loro confronti, decide di andarsene dalla villetta di Cogne e stabilirsi a Monte Acuto Vallese, nei pressi di Bologna, dove è nata Annamaria. Non si sa cosa nasconda quella donna che non mostra nulla, nessuna emozione. Nel mese di marzo, Annamaria viene arrestata, scarcerata e nuovamente incarcerata.

I processi

Oltre all’avvocato di famiglia, giunge in difesa di Annamaria, Carlo Taormina che vuole dimostrare che Annamaria è innocente e non è responsabile della morte del piccolo Samuele. Nel frattempo, la donna rilascia molte interviste e partecipa a vari programmi televisivi dove racconta cosa è successo e parla del suo dolore. Il pubblico da casa non riesce a crederle, non la reputa sincera, vera e la considera antipatica e fredda. Nel 2004, arriva la sentenza che condanna Annamaria Franzoni a 30 anni di carcere.

Su di lei pesano il suo modo di essere così freddo, le macchie di sangue trovate sugli indumenti. Inoltre, in base ai rilievi fatti dal RIS, l’assassino indossava degli zoccoli e il pigiama di Annamaria.

In base a quanto sostengono i medici che l’hanno sottoposta a una perizia, Annamaria sarebbe un soggetto dalla natura narcisistica ed egoista. In base ai loro esami, la donna avrebbe ucciso il figlio per poi rimuoverlo dalla coscienza. La condanna passa dai 30 anni di reclusione ai 16 sino ai 13 anni per via dell’indulto. Dal 2014 la donna è ora in stato di semilibertà.

Fuori dall’aula del processo, moltissimi giunsero per capire e scoprire come sono andate le cose. Tra le persone in attesa, molti i commenti da “E’ il processo del secolo” sino a “Potevo essere io” oppure “una madre non fa quelle cose”.

La Franzoni oggi

Oggi la donna ha scontato la sua pena ed è insieme alla famiglia.

Subito dopo la morte di Samuele ha avuto un altro figlio, di nome Gioele che oggi ha 13 anni. I suoi figli e il marito l’hanno sempre sostenuta e mai abbandonata. La donna è in cura da uno psicoterapeuta e continua la sua terapia anche per via dei problemi depressivi di cui ha sofferto in passato. Oggi la donna non è più considerata un soggetto pericoloso e a rischio per gli altri.

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