Coldiretti Piemonte chiede attenzione e sostegno al comparto suinicolo in difficoltà

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Coldiretti Piemonte chiede attenzione e sostegno al comparto suinicolo in difficoltà

Il comparto suinicolo sta attraversando un momento di forte sofferenza, a causa di una crescita considerevole dei costi di produzione, in primis mais e soia, destinati all’alimentazione dei capi.
Il comparto suinicolo è nevralgico per la situazione agricola piemontese: basta scorrere le cifre per capire quanto sia importante. In Piemonte, vengono allevati quasi 1,2 milioni di capi, in circa 1.200 aziende. La produzione regionale, in linea con quella nazionale, ha privilegiato l’allevamento di suini pesanti, certificati e conformi ai disciplinari delle diverse DOP. Si è passati dal 56,9% di suini certificati sul totale dei suini macellati nel 2001 all’ 85% attuale.
Coldiretti registra lo stato di difficoltà e lancia l’allarme, chiedendo attenzione e sostegno da parte delle Istituzioni anche al comparto suinicolo.
“Nell’ultimo mese, per la soia, si registrano prezzi oltre i 500 €/tonnellata, segnando un +12% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: per contro, a livello di mercato, le quotazioni nazionali dei suini non salgono da diverse settimane – evidenzia Franco Ramello, responsabile del Servizio Economico di Coldiretti Piemonte – . All’inizio del 2013, si era assistito ad un aumento delle quotazioni, determinato dalla ridotta quantità di capi in offerta di suini, ma l’industria ha adottato una politica di drastica riduzione delle macellazioni settimanali.

Diminuendo la domanda, il prezzo del suino vivo è precipitato fino al livello minimo attuale. In parallelo, si è riscontrata una drastica riduzione delle lavorazioni per le produzioni DOP nazionali a causa del crollo dei consumi dei prosciutti ed in parte della carne suina”.
Nella nostra Regione, il comparto soffre per l’assenza di trasformazione: la pressoché totalità dei suini certificati allevati in Piemonte è destinata alla produzione fuori regione di salumi DOP o IGP, in particolare prosciutto di Parma e San Daniele DOP. Se si esclude il “Crudo di Cuneo DOP”, riconosciuto definitivamente a dicembre 2009 dall’Unione Europea, il Piemonte può produrre i salumi, ma nessun salume tipico DOP e IGP, con conseguente perdita da parte del territorio di quel valore aggiunto che transita a favore di altre realtà fuori regione.
“Nell’ottica di individuare nuove soluzioni di carattere economico – Roberto Moncalvo e Bruno Rivarossa, presidente e direttore di Coldiretti Piemonte – Coldiretti Piemonte ha portato avanti due importanti progettualità mirate a diversificare la filiera suinicola: l’obiettivo è quello di arrivare ad occupare una parte del mercato delle carni fresche, oggi soprattutto ad appannaggio di produzioni provenienti dall’estero”.
In questi giorni sono anche circolate voci, secondo le quali il maltempo nel ritardare le semine avrebbe favorito l’aumento dei prezzi di mais e soia.
“Economicamente parlando – conclude Franco Ramello – i fattori che influenzano i prezzi delle due materie prime non sono locali, ma vanno ricercati nella speculazione internazionale.

In particolare, la Borsa Merci di riferimento per mais e soia è quella di Chicago, dove il prezzo dei cereali è spesso oggetto di influenze di investitori che trattano il cereali alla stregua dei minerali o del petrolio. Coldiretti auspica che sulle materie prime, come il cibo e gli altri elementi che concorrono a produrli, vi siano le giuste protezioni economiche per mettere a riparo dalle speculazioni i prodotti agroalimentari”.

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