Come comportarsi dopo un infarto

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Come comportarsi dopo un infarto

Dopo un infarto il cuore non è più completamente sano, ma può riprendere a funzionare al meglio grazie ad una specifica riabilitazione. Durante un infarto, l’irrogazione sanguigna del cuore diminuisce o viene a mancare, in seguito all’occlusione di una o più arterie coronariche. Le parti del cuore che vengono private dell’ossigeno muoiono. Le cellule cardiache morte non si rigenerano e, poiché parliamo di un muscolo, più sono le cellule danneggiate, maggiori sono le fibre interessate e minore è la contrattilità del cuore che, quindi, non riesce più a svolgere come prima il proprio lavoro di pompa del sangue.

Il primo intervento in caso di infarto, non appena avviene il ricovero in ospedale, consiste nel cercare di circoscrivere il danno al cuore. A questo scopo si utilizzano farmaci, mezzi meccanici come un’angioplastica e/o mezzi chirurgici, come il by pass coronarico. Bloccato l’infarto e migliorata la circolazione nei vasi sanguigni che si erano chiusi o ristretti, ci si preoccupa di far ritornare la persona nelle migliori condizioni cardiovascolari e fisiche in generale, ma anche psicologiche, oltre a farle riprendere le attività relazionali e sociali: a questo serve la riabilitazione.

La riabilitazione post-infarto coinvolge diverse figure, dal cardiologo al dietologo, dal fisiatra al fisioterapista, fino allo psicologo.

Viene svolta in centri di riabilitazione specifici, dove si viene trasferiti dopo le dimissioni dall’ospedale. La riabilitazione punta innanzitutto ad un recupero di una buona attività cardiaca: la cura da seguire viene generalmente già impostata dal cardiologo nei primi 5-6 giorni dopo l’infarto, ma il monitoraggio, attraverso esami come elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, Holter delle 24 ore ed ecocardiogramma, ed eventuali “tarature” continuano anche nel centro riabilitativo.

Dopo un infarto, soprattutto se di media o seria entità, si trascorrono una-due settimane a letto: un’interruzione brusca del movimento che richiede, poi, una graduale riabilitazione, dove l’attività del fisioterapista e/o del fisiatra avviene sempre sotto costante monitoraggio da parte del cardiologo, che si assicura che il sistema cardiovascolare possa reggere i diversi e progressivi carichi di sforzo. Particolarmente importante, in questa fase, è la fisioterapia della respirazione, soprattutto se l’infarto ha determinato un edema polmonare, cioè un accumulo di liquido a livello dei polmoni.

In questi casi, è importante aiutare l’organo a recuperare una corretta funzionalità respiratoria. Per farlo, oltre all’eventuale ricorso a farmaci mirati, si effettuano esercizi respiratori, per esempio con l’ausilio di supporti meccanici.

E’ importante anche il ruolo del dietologo (che insegna a modificare lo stile di vita alimentare) e dello psicologo, che aiuta il paziente a superare eventuali momenti di chiusura in se stesso ed isolamento.

In genere all’uscita dal centro di riabilitazione si torna a casa e alla vita di tutti i giorni, con alcune accortezze, almeno per i primi tempi, per permettere la ripresa della vita sociale senza correre rischi. Per tornare a guidare meglio aspettare almeno un mesetto dall’infarto, anche per essere sicuri che la condizione di salute sia stabile. I rapporti sessuali possono riprendersi circa 3-4 settimane dopo, al rientro dalla riabilitazione, preferendo, nei primi tempi, le posizioni più passive.

Per i primi 6-8 mesi meglio evitare le vacanze in montagna, lì dove si superano i 1.500 metri di altitudine.

Altrettanto da evitare le alte temperature. Nel primo anno dall’infarto, il monitoraggio deve essere intenso, in genere sottoponendosi a visita cardiologica ogni tre mesi. Se le condizioni restano stabili o migliorano, i controlli possono diventare semestrali, a partire dal secondo anno, e annuali nel terzo.

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