Come curare l’orchidea in casa COMMENTA  

Come curare l’orchidea in casa COMMENTA  

L’orchidea è una pianta che ha sempre affascinato l’estetica europea – e non solo -. Ovviamente per l’esotica e strabiliante bellezza dei suoi fiori. Si contano in tutto il mondo circa 30.000 specie; un centinaio delle quali presenti anche in Italia. Tra le varietà più diffuse nel nostro Paese: le Cypripedium, le Vanda, i Cimbidium, le Phalaenopsis e le Cattleya.

Studi provenienti dall’Università di Harvard hanno posizionato il più antico antenato comune addirittura tra i 76 e gli 84 milioni di anni fa, prima della scomparsa dei dinosauri. Altra curiosità insospettata è l’origine del nome. Derivato dal termine greco “orchis” cioè “testicoli” in riferimento alla forma tubercolare delle sue radici. Tale caratterista ha fomentato per secoli la falsa credenza che fosse una pianta afrodisiaca, capace anche di curare la sterilità femminile.


Come curarla in casa?
Ogni specie ha necessità e bisogni peculiari ma possiamo dare delle indicazioni generali per mantenerla al meglio.
L’orchidea è una pianta abituata al clima tropicale e subtropicale dei paesi di provienenza. Occorre quindi cercare di ricreare un microambiente umido e luminoso. Va annaffiata poco: una volta a settimana d’inverno e due d’estate. Non bisogna dimenticare di togliere l’acqua ristagnante che potrebbe far marcire le radici. A tal proposito, facciamo presente che il vaso trasparente, nel quale solitamente viene venduta, è una scelta non casuale. Si ha così la possibilità di controllare umidità e stato generale della pianta, la sua corretta areazione ed ossigenazione. Altro utile accorgimento è quello di usare un sottovaso con argilla espansa sempre bagnato. Raccomandato un substrato drenante del terriccio e interventi di nebulizzazione. La svasatura viene fatta soltanto se l’apparato radicale fuoriesce dal contenitore o in caso di malattie dello stesso.

L’orchidea va posizionata in un ambiente ben illuminato ma non a contatto diretto dei raggi solari o dei caloriferi. A riparo anche dalle correnti d’aria.

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Mentre parti danneggiate o appassite della pianta vanno rimosse regolarmente, lo stelo va tagliato solo al termine della fiorescenza, e solitamente a partire dal secondo nodo.

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