Come disintossicarsi dal gioco in Italia COMMENTA  

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La dipendenza da gioco d’azzardo (ludopatia), secondo gli ultimi dati (2011), colpisce almeno 700 mila italiani. Un numero in crescita, che ha convinto il ministero della Salute a inserire questa malattia nei Lea (Livelli essenziali di assistenza).

Come le dipendenze dal sesso, da internet o dallo shopping, la ludopatia rientra tra le cosiddette new addictions, o nuove dipendenze: ossia tutte quelle forme di assuefazione in cui l’oggetto della dipendenza non è una droga, ma un’attività lecita e socialmente accettata. «Per la maggioranza delle persone, tentare la sorte ogni tanto a una slot machine o navigare in rete rappresenta una parte normale della vita quotidiana, ma per alcuni individui questi comportamenti possono assumere caratteristiche patologiche, anche con gravi conseguenze», spiega Serena Valorzi, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Trento.

La cura per la dipendenza dal gioco d’azzardo affonda le sue radici nella motivazione a guarire del paziente, che non dev’essere semplicemente trascinato dai familiari.

Quasi sempre il giocatore compulsivo d’azzardo arriva al primo colloquio spaventato dall’emergenza finanziaria, che bisogna subito affrontare con un piano di risanamento ragionato che lo responsabilizzi e non risponda alla logica del tutto subito.

Si rende sempre necessario un tutor per gestire il denaro, che nelle mani del giocatore sarebbe una tentazione nella prima fase del trattamento. Ciò permette di alleviare l’entrata in astinenza, ridona lucidità e facilita la psicoterapia, che in genere dura dai quattro ai 12 mesi, con una frequenza iniziale di una seduta settimanale.

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La compulsione da gioco è l’espressione di un malessere profondo, quindi bisogna capire qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Di solito è un evento traumatico (lutto, separazione, licenziamento o pensionamento). Molti si rifugiano nelle slot, nelle scommesse o nei videopoker perché lì dimenticano i problemi, o al contrario lì è l’unico momento in cui si sentono vivi.

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