Come far breccia sul sistema ha fatto di me un giocatore

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Come far breccia sul sistema ha fatto di me un giocatore


Come figlia di un programmatore di computer, ho beneficiato di un’esposizione prolungata ai grandiosi primi sistemi di videogiochi. Anche oggi, mio padre e io parliamo nostalgicamente della bella grafica di Atari ST, delle infinite ore spese nel tentativo di raggiungere la terza primavera sul classico della Intellivision, Bump’n’Jump. Da grande padre qual’è, ha presto portato a casa il Sega Genesis, non molto tempo dopo il mio dodicesimo compleanno. Sapevo poco che questo tozzo e nero quadrato avrebbe presto cambiato il corso della mia vita.

Benché mi piacessero i videogiochi fin dal momento in cui ero in grado di stare seduta, senza l’aiuto di nessuno, il mio interesse nei loro confronti era minimo. Giocavo con quello che c’era in giro, con quello che piaceva alle mie sorelle e ai miei fratelli, ma era più probabile trovarmi a letto a leggere un romanzo fantasy piuttosto che a cercare di staccare la testa ai barbari.

Il magico mondo dello scrittore era quello che faceva per me: un posto, pensavo sdegnosamente, dove i dettagli si sarebbero potuti rendere con colori pieni, non con figure tozze, circondate da musica vivace.

Poi è arrivato Shadowrun.

Shadowrun è basato sulla popolare serie di libri di giochi di ruolo e di giochi di società, ambientati in un prossimo futuro, dove la tecnologica cibernetica conviveva con la magia. Gli stati erano governati da corporazioni (suona familiare?) e le persone vivevano in un economia basata perlopiù sul mercato nero, guadagnando soldi in maniera illegale – da qui il titolo “Shadowrun” – come corrieri, guardie del corpo o hacker. Il protagonista nella versione per Genesis del gioco, era il giovane fratello di un corriere misteriosamente assassinato durante una missione. Nel disperato tentativo di trovare delle risposte, fa ricerche nel mondo delle bande, del crimine cibernetico, della magia antica e della corruzione moderna, per scoprire la verità sulla morte del fratello.

Shadowrun servì da catalizzatore perché io comprendessi le potenzialità dei videogiochi.

Anziché scappare dai pasticci, un videogioco poteva coinvolgere nella storia esattamente quanto un libro, tanto più che le decisioni sono del tutto vostre. Grazie alle basi del gioco di ruolo, il gioco mette il giocatore nei panni del protagonista: le sue decisioni dipendono dalla vostra moralità, il suo fallimento dal vostro fallimento. Il momento in cui sono riuscito a far breccia all’interno di una delle corporazioni malvagie del gioco, ho sentito un senso di trionfo più forte di quello provato con un libro. Il resto, come si dice, è la storia di un giocatore.

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