Come funziona il riccometro COMMENTA  

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L’Ise, l’indicatore della situazione economica, è lo strumento che introduce criteri oggettivi e omogenei di selettività per l’accesso a prestazioni sociali agevolate. Previsto dalla legge finanziaria per il 1998 a tutt’oggi non è ancora pienamente operativo a causa del prolungarsi dell’iter di normazione applicativa, di recente ulteriormente modificata.

Il primo decreto legislativo è del 1998 (n. 109/98) ma è stato sostituito dal n. 130/2000, dei cui definitivi regolamenti di attuazione si è però ancora in attesa.

Lo strumento consiste nel valutare la situazione economica del nucleo familiare considerando, oltre al reddito complessivo, una quota pari al 20 per cento del patrimonio sia mobiliare che immobiliare, e rapportando il totale ottenuto al netto di determinate franchigie, al numero dei componenti il nucleo stesso.

Attualmente l’applicazione a programmi di spesa nazionali riguarda esclusivamente l’assegno per nuclei con almeno tre minori e l’assegno per maternità (artt.

65 e 66 l. 448/98). All’applicazione dell’Ise sono interessate soprattutto le amministrazioni locali per l’erogazione di prestazioni sociali di loro competenza: rette degli asili nido, contributi mensa, assistenza domiciliare, ricoveri in case protette e così via.

Le modifiche, decise dal governo, che hanno portato all’emanazione del decreto legislativo 130/00 sono nate da esigenze di semplificazione e standardizzazione della disciplina.

Gli interventi sono avvenuti su due fronti distinti. In primo luogo si è inteso ridurre gli oneri amministrativi cominciando dalla possibilità di effettuare, da parte dei cittadini, un’unica dichiarazione sostitutiva valida per tutte le prestazioni sociali agevolate richieste e per tutti i componenti il nucleo familiare.

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Ciò è consentito dalla creazione di una banca dati centralizzata realizzata dall’Inps presso cui qualsiasi ente erogatore sull’intero territorio nazionale potrà acquisire per via telematica l’Ise dei richiedenti la prestazione. In secondo luogo si è intrapresa un’opera di omogeneizzazione volta a eliminare possibili disparità di trattamento di cittadini in condizioni simili dovute a criteri non univoci che caratterizzavano la costruzione dell’indicatore. È stata meglio specificata, abolendo ogni possibile dubbio, la stessa definizione di nucleo familiare (secondo l’ambigua definizione del decreto 109/98 un soggetto poteva anche essere parte di due distinti nuclei) ed è stata abolita la discrezionalità inizialmente attribuita agli enti erogatori nella determinazione del coefficiente di apprezzamento del patrimonio, ora fissato al tetto massimo inizialmente previsto, il 20 per cento, ma corretto con un maggiore ricorso alle franchigie.

Dette franchigie sono state aumentate: fino a 10 milioni (da sottrarre alla componente reddituale) per chi abita in affitto; fino a 100 milioni (da sottrarre alla componente patrimoniale immobiliare) per i nuclei che abitano in casa di proprietà e fino a 30 milioni (da sottrarre alla componente patrimoniale mobiliare) per chi possiede un patrimonio finanziario. Per maggiore chiarezza riportiamo uno specchietto (vedi sopra, ndr) in cui vengono evidenziate queste modifiche rispetto alla normativa precedentemente in vigore.

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