Commissione UE: guerra alle multinazionali COMMENTA  

Commissione UE: guerra alle multinazionali COMMENTA  

Il tema della tassazione alle multinazionali era tornato in primo piano a seguito dell’intervento al forum sull’economia di Trento da parte del premio Nobel Joseph Stiglitz.


In quell’occasione, si era affermato che le multinazionali, grazie alla possibilità di ‘sbriciolarsi’ in piccoli segmenti, occultano i loro reali fatturati (quelli complessivi) e usufruiscono di tassazioni bassissime, anziché di quelle, ben maggiori, cui dovrebbero essere assoggettate.


Una stima degli importi in gioco non era stata fatta, ma la ventilata ipotesi che gli introiti provenienti da un nuovo sistema di tassazione delle multinazionali potessero incidere in modo considerevole sul regime di vita di alcune fasce di popolazione era stata sufficiente a catalizzare l’attenzione in modo definitivo.


Come a raccogliere l’appello di Stiglitz, arriva la notizia che la Commissione Europea ha deciso di lanciare un piano per la ridefinizione della tassazione a carico delle multinazionali, per “combattere l’elusione fiscale, garantire la sostenibilità del gettito e rafforzare il mercato unico per le imprese”. Al centro del piano, la definizione della “CCCTB base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (Common Consolidated Corporate Tax Base)”, ovvero una aliquota fiscale unica a livello europeo, che spezzi il gioco delle scappatoie fiscali.

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A dire la verità, di questa riforma si parla già da qualche anno (almeno dal 2011), senza che si riesca a trovare una soluzione che metta d’accordo tutti gli stati membri. Sono però le parole del vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis, a lasciar intravedere che, al momento, si potrebbe configurare uno scenario del tutto nuovo: “Oggi abbiamo presentato un piano ambizioso ma realistico”, afferma Dombrovskis, richiamando come base vera del piano il  “principio fondamentale secondo cui tutte le imprese, siano esse grandi o piccole, locali o mondiali, devono versare una giusta quota di imposte nel luogo in cui si svolge l’attività economica reale e dove gli utili sono effettivamente generati”.

Resta un problema di ordine generale, però, perché la questione ha dimensione mondiale, e non solo europea, e coinvolge anche i cosiddetti stati ‘non collaborativi’, ovvero quelli che sarebbero contrari alla riforma sulle multinazionali. La Commissione ha ben presente questo aspetto, tant’è che ha pubblicato una lista di questi stati. Sarebbero 30 e, fra questi, ci sarebbero, oltre ai nomi in qualche modo noti o attesi (le Isole Caymans, Bermuda, Hong Kong, Maldive), anche gli europei Andorra, Liechtestein e Monaco.

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