Con il Cioccolato si crea Arte, Genetica,Architettura, un plauso al giovane pasticciere Gianluca Cuna COMMENTA  

Con il Cioccolato si crea Arte, Genetica,Architettura, un plauso al giovane pasticciere Gianluca Cuna COMMENTA  

Con il mio lavoro ho voluto rappresentare una realtà che di reale ha ancora ben poco, ma che mira a diventare qualcosa che modificherà radicalmente il nostro pianeta. Queste le prime parole di Gianluca Cuna, 26 anni 1° classificato per il miglior pezzo artistico e vincitore assoluto del concorso World Chocolate Masters tenutosi a Lecce durante la fiera Agro.Ge.Pa.Ciok 2012. Tema del concorso era “ l’Architettura del gusto ” e Gianluca ha presentato un pezzo artistico sull’Architettura genetica, descrivendola come architettura dei mondi possibili e punto d’incontro tra organizzazione dello spazio e biologia. Bio-edifici con capacità di pensiero: solo fantascienza ? Per Gianluca diventa realtà e realizza una piecè in cui, come un architetto genetico, immagina un mondo dove l’uomo è parte di una coscienza globale e l’architettura una sua pura estensione dotata di intelligenza. Il nostro bravissimo Gianluca Cuna figlio d’arte, continua con passione a parlare della sua opera.


” Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza. Avranno solidità quando le fondamenta, costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all’uso; bellezza, infine quando l’aspetto dell’opera sarà piacevole per l’armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l’avveduto calcolo delle simmetrie. ”
“De Architectura” di Marco Vitruviano Pollione

Queste sono le tre categorie che l’architettura deve soddisfare. Questa formula, definita la “Triade Vitruviana”, condensa efficacemente il trattato “De Architectura” di Marco Vitruviano Pollione scritto nel 15 a.C. di cui il passo principale viene riportato sopra. La triade vitruviana ha ispirato la costruzione della mia struttura. L’architettura, così come descritto nel passo sopra riportato, deve creare delle strutture capaci di dare solidità, utilità e allo stesso modo bellezza. Con il mio lavoro ho voluto rappresentare una realtà che ancora di reale ha ben poco, ma che mira a diventare qualcosa che modificherà radicalmente il nostro pianeta. Una realtà che poggia su delle basi solide, che hanno dettato le redini del panorama architettonico, descritte appunto nel trattato, dove Vitruvio dà all’architettura il titolo di scienza. L’architettura è imitazione della natura , l’edificio deve inserirsi armoniosamente nell’ambiente naturale. L’architetto, deve possedere una vasta cultura generale che va dalla filosofia alla medicina, fino alla matematica e alla meteorologia. Il tema del mio progetto è l’Architettura Genetica, punto di incontro tra l’Architettura, una disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’uomo,e la Biologia, una scienza che studia tutto ciò che riguarda la vita. L’incontro tra queste due discipline è avvenuto poco tempo fa, ma ha già affascinato l’intero mondo Architettonico e non solo. Pioniere di questo incontro, e quindi della nascita dell’Architettura Genetica, è Karl Chu il quale la definisce ” l’architettura dei mondi possibili “. Gli architetti genetici immaginano gli edifici come esseri viventi dotati di livelli di intelligenza e capacità. Tali ” edifici genetici ” potrebbero, ad esempio, auto-valutare le proprie performance e auto-modificarsi, o auto-ripararsi, minimizzando l’intervento di tecnici e specialisti. Tutto ciò nasce dall’interazione tra componenti biologici, derivanti dalle tecniche di ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale. Grazie alla scoperta del DNA, alla sua manipolazione e quindi all’avvento dell’Ingegneria Genetica, si è aperto un nuovo mondo le cui possibilità sono infinite: l’Architettura Genetica è una di queste. Tutto ciò è possibile anche grazie alla solidità e all’utilità di una scienza come l’Architettura. Per questo ho scolpito una radice, simbolo di solidità e vita. Essa è l’organo di riserva di molte sostanze utili all’accrescimento della pianta ed è capace di sostenerla e guidarla nel suo ciclo vitale.  Allo stesso modo l’Architettura classica sostiene e guida, come una radice, l’avvento di nuove scoperte coprendo così uno dei divari considerato tra i più audaci esistenti : quello con la Biologia. Da non dimenticare la mano dell’uomo artefice nella sua fantastica laboriosità, non solo della costruzione di strutture architettoniche, ma anche della manipolazione di ciò che rappresenta la vita, il DNA, grazie al quale ora, tutto è possibile. Per questo ho scolpito l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci, vera e propria icona del trattato “De Architectura” nel passo vitruviano relativo alle proporzioni del corpo umano. In questa rappresentazione l’uomo è illustrato nelle proporzioni ideali del proprio corpo. Da Vinci arricchì l’intuizione Vitruviana descrivendo la centralità dell’uomo all’interno della natura razionale. È come se l’uomo fosse l’anello mancante all’interno di un disegno perfetto. Ed è per questo che l’avvento dell’ingegneria genetica, esalta ancor di più l’importanza dell’uomo e la sua straordinaria capacità di arricchire le proprio conoscenze, determinandone l’unione perfetta al fine di realizzare la perfezione. I due ingranaggi rappresentano proprio l’unione fra un passato teorico ed un futuro pratico in cui si inserisce l’armoniosa struttura di un edificio avvolto da finestre. Queste segnano l’apertura verso nuove scoperte, in questo caso derivanti dal mondo biologico, che ho sottolineato inserendo delle foglioline verdi che abbracciano l’edificio proprio come l’Architettura fa con la Biologia. Con una scala esterna, invece, ho voluto richiamare una struttura architettonica tipica delle campagne salentine oramai nota nel panorama mondiale: il Trullo. Inoltre, mi è sembrato doveroso onorare lo scienziato Karl Chu con due piccoli riferimenti. Il primo al tetto, richiamando così le sue origini orientali e il suo ruolo in quanto egli, proprio come un tetto, copre il divario tra le due scienze. Il secondo, incidendo il suo nome sulle piastrine che circondano la torta. Infine ho deciso di poggiare il mio lavoro su una base sulla quale ho realizzato dei cubi in 3D, in quanto in Alchimia il cubo viene indicato come un cerchio di contenimento o di creazione, la stessa, che nella sua solidità, utilità e bellezza sta affermandosi sempre di più nel panorama architettonico.  Con questa opera si è classificato secondo per un pelo al  World Chocolate Masters Sigep di Rimini.


Raimondo Rodia

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*