Concluso G20, Obama convinto ad attaccare, Putin: “Aiuteremo Damasco”

Prima Pagina

Concluso G20, Obama convinto ad attaccare, Putin: “Aiuteremo Damasco”

Al termine del G20 il presidente statunitense Barack Obama, sembra non voler abbandonare il progetto di attacco con raid aerei la Siria. Alcuni leader mondiali, cercando di dissuaderlo, hanno creato profonde spaccature all’interno dello stesso G20. “Siamo divisi a metà”, ha detto Putin, mentre Letta ha ribadito la decisione dell’Italia: Non parteciperemo a iniziative militari senza l’Onu”. C’è l’impossibilità di trovare una via comune, nemmeno attraverso una mediazione politica, come auspica invece il premier Enrico Letta (che ha promesso di portare in parlamento l’impegno di dedicare 50 milioni di dollari agli aiuti umanitari in Siria). In una dichiarazione diffusa al termine del G20, 11 Paesi (Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Spagna, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti) «condannano l’attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile». Il documento è firmato anche dall’Italia.

I leader del G20 hanno approvato un comunicato che dice che l’economia mondiale non è fuori dalla crisi ma sta migliorando, senza nessun accenno alla crisi siriana.

Ma le posizioni di Obama e del presidente russo Vladimir Putin restano molto lontane sulla Siria: “C’è stata una lunga discussione con una chiara divisione nel gruppo”, ha detto una fonte del G20 a proposito della cena, svoltasi in un palazzo dell’era zarista a San Pietroburgo. Washington dice che le truppe leali al presidente Bashar al-Assad hanno condotto l’attacco con gas che lo scorso 21 agosto è costato la vita a oltre 1.400 persone nell’area di Damasco. Ma per Mosca non ci sono prove che i responsabili non siano gli oppositori del regime. Anzi, crede che il blitz sia stato ben orchestrato per creare le condizioni di un attacco. Incapace di ottenere il sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a un’azione militare per via dell’opposizione della Russia, che ha diritto di veto, Obama ora cercherà con ancora più insistenza l’appoggio del Congresso Usa e ha già annunciato che martedì parlerà alla nazione.

Al termine del G20 il tanto atteso faccia a faccia tra Putin e Obama è avvenuto.

Una discussione di 20 minuti, terminata però, con un nulla di fatto. Non ci sono posizioni che convergono, ha spiegato il leader russo nella conferenza stampa a lavori conclusi. E nel caso di un attacco a Damasco, Mosca sarà pronta a portare i suoi aiuti in difesa della Siria: “Stiamo già aiutando, inviamo armi, cooperiamo nella sfera economica, auspichiamo di estendere tale cooperazione al settore umanitario, che include l’invio di aiuti umanitari e il sostegno delle persone e dei civili – ha detto Putin, aggiungendo: “L’applicazione della forza nei confronti di uno Stato sovrano è possibile solo per autodifesa e con il mandato Onu, e non è questo il caso. Come già detto, chi agisce in modo unilaterale viola la legge internazionale”, ha precisato il presidente russo facendo poi l’elenco dei paesi contrari all’intervento: Cina, Argentina, Italia e Brasile, oltre a India e Indonesia. Il presidente russo ha incluso, in qualche modo, anche il Vaticano tra i contrari all’attacco, definendo «importante» il messaggio inviato dal Papa in questo senso. A favore di un’azione militare, ha aggiunto il capo del Cremlino, si sono espresse Usa, Canada, Turchia e Sud Corea. I due presidenti antagonisti sono d’accordo a continuare le trattative con i rispettivi ministri degli esteri.

Anche il Papa rinnova il suo appello al dialogo attraverso un nuovo tweet dal suo account Pontifex: «La pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità». Intanto tre navi militari russe si stanno dirigendo verso la Siria nel mar Mediterraneo, mentre una quarta le sta raggiungendo. Lo fa sapere l’agenzia russa Interfax, citando una fonte della Marina. Due navi da sbarco anfibie e una da ricognizione sono passate attraverso lo stretto dei Dardanelli, secondo l’agenzia privata, nota per i suoi contatti con le forze armate di Mosca. Tre navi da guerra russe sono state viste ieri spostarsi nel Bosforo a Istanbul, in Turchia, ma non è certo che fossero le stesse.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche