Condannate le Pussy Riot, per Putin sono più pericolose dell’amico Assad COMMENTA  

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La condanna delle Pussy Riot per aver “cantato” una preghiera anti Putin, considerata blasfema, è la prova del marcio che c’è in Russia. È bastato che tuonasse un bigotta patriarca, sufficientemente potente da arrivare direttamente a Putin, per privare della libertà tre donne che non fatto nulla.

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In russia, evidentemente (ma la cosa è nota), non c’è libertà d’espressione né dissenso. tirare in ballo l’odio religioso è una forzatura da parte della corte presieduta da Marina Syrova.

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La Pussy Riot dovevano pagare perché hanno contestato due poteri: quello politico e quello religioso. Nadezhda Tolokonnikova, 23 anni, Maria Alekhina, 24 anni, e Yekaterina Samutsevich, 29 anni, fin dal momento dell’arresto, avvenuto lo scorso 21 febbraio, hanno visto negati i loro diritti.

Il vero crimine è stato arrestare queste tre ragazze. Sembra chiaro che per Putin siano più pericolose tre fanciulle che un dittatore sanguinario come Bashar al-Assad contro il quale non è capace di mostrare la stessa fermezza.

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