Connessione fra il cancro alla prostata e il gene Brca2 COMMENTA  

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A Londra i ricercatori dell’Institute of cancer research hanno scoperto un legame fra cancro alla prostata e il gene Brca2

Ogni anno il numero delle persone affette da cancro cresce e le cifre sono spaventose. Solo in Italia la media annuale di vittime è quattro uomini ogni 1000 residenti e quattro donne ogni 1000. Nel nostro paese i più diffusi sono quello al seno per le donne e quello alla prostata per gli uomini e il team di ricerca dell’Institute of cancer research di Londra ha scoperto che c’è una connessione tra questi due diversi tipi di tumore. Entrambi hanno in comune il gene Brca2, Breast cancer type 2 susceptibility protein, elemento essenziale per aiutare la doppia elica del Dna nel caso di rotture o errori.


Il capo del team di ricerca Johann De Bono ha spiegato: “Il nostro studio prova che una significativa proporzione di uomini con cancro alla prostata in stadio avanzato, il 12%, eredita mutazioni a carico di un gruppo di circa 20 geni coinvolti nella riparazione del Dna”. Il gene serve a proteggere il Dna dagli attacchi degli agenti mutogenti permettendogli di svolgere la sua funzione. Coloro che nell’ultimo anno hanno approfondito l’argomento hanno vinto il premio Nobel per la chimica del  2015.


E’ emerso quindi che il 5% delle persone di sesso maschile, che ha una situazione di cancro avanzato alla prostata, ha mutazioni congenite al gene Brca2 e il professor De Bono afferma: “La nostra ricerca  potrebbe avere importanti ricadute sui pazienti.

Potrebbe, infatti, favorire l’utilizzo di nuovi farmaci mirati contro il cancro alla prostata”. Paul Workam invece, board esecutivo dell’Irc, sostiene: “Nel cancro alla prostata esiste un’enorme diversità da paziente a paziente.

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Alcuni uomini vivono per decenni con tumori localizzati, in altri casi invece il cancro si sviluppa e si diffonde rapidamente nel corpo. Per questo – conclude lo studioso – sono disperatamente necessari marker genetici che possano permettere d’individuare pazienti ad alto rischio, e migliorare le loro chance di sopravvivenza”.

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