Continua la crociata sull’articolo 18 COMMENTA  

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Alberto Bombassei
Alberto Bombassei

Si parla tanto e a sproposito dell’articolo 18. Se Emma Marcegaglia afferma che esso protegge ladri e fannulloni, adottando toni che sarebbero più consoni ad una bella bicchierata tra amici al bar, magari quando si è bevuto qualche bicchierino di troppo, il suo concorrente per la poltrona di presidente di Confindustria, Alberto Bombassei,  pur condannandone i toni, non ci va giù meno liscio nell’attacco allo Statuto dei Lavoratori.

Affermando con una sicumera degna di miglior causa, che esso impedisce investimenti stranieri in Italia. A parte che vorremmo veramente sapere se tali investimenti sono sconsigliati dall’articolo 18 o dalla mancanza di infrastrutture, dalla burocrazia asfissiante, dalla corruzione o dalla presenza di una criminalità organizzata che non ha eguali al mondo, ci sarebbe da discutere molto su questa Europa che secondo Bombassei sarebbe l’Eden del licenziamento facile.

Se si pensa che in Germania è il datore di lavoro che deve dimostrare la sussistenza della giusta causa, in caso di licenziamento, altrimenti esso viene considerato nullo e il dipendente si riprende il suo posto, che in Spagna avviene la stessa cosa, soprattutto quando è chiara la condotta antisindacale, e che in Francia non c’è l’annullamento, ma il diritto al reintegro  quando si allontana un lavoratore discriminato o un rappresentante sindacale, così come nei casi in cui l’impiego andrebbe protetto, ad esempio nelle cessioni o nei trasferimenti di azienda, si capisce come ancora una volta la discussione sulla riforma del mercato del lavoro si sia ridotta a pura contesa ideologica che prescinde dai veri dati di fatto.

E giustamente, come fanno notare in molti, il quadro vagheggiato da Bombassei, e dal suo referente Marchionne, potrebbe sussistere solo in presenza del reddito minimo garantito.

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Che consentirebbe alle imprese di mandare a casa la manodopera eccedente in caso di crisi produttiva, senza che i licenziati si ritrovino nel girone infernale che oggi, in Italia, tocca a chi ha perso il posto di lavoro. Questo è il motivo per cui i fattori della discussione andrebbero invertiti: prima gli ammortizzatori sociali e poi la libertà di licenziamento. Ma siamo sicuri che le fazioni che oggi si scannano sull’articolo 18, vogliano finalmente scendere sul pianeta Italia e parlare di cose concrete?

 

 

 

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