CONTRATTI VERBALI: ODG DEL PIEMONTE

Politica

CONTRATTI VERBALI: ODG DEL PIEMONTE

Mercoledì 18 gennaio 2012, in Commissione Politiche Agricole a Roma, l’Assessore regionale piemontese all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, ha chiesto di portare all’ordine del giorno il complicato tema del controllo dei titoli di conduzione che sottende al pagamento delle domande PAC. È recente infatti il problema che ha interessato alcune Regioni Italiane del Sud, a seguito di controlli fatti sulla validità dei contratti verbali dichiarati mediante autocertificazione (più del 70% della totalità dei contratti) che giustificherebbero per un beneficiario la conduzione del terreno dichiarato in fase di presentazione della domanda: risulterebbero in realtà numerosi casi di inesistenza di tali contratti (o irregolarità di natura truffaldina ai danni dell’Unione Europea la quale, per altro, non richiede tale documenti).
Mentre, infatti, la regolamentazione comunitaria non esplicita altre condizioni alle quali subordinare l’ottenimento di aiuti diretti che non siano la conduzione effettiva del terreno (cosiddetto “uso oggettivo”) e conforme a quanto richiesto dai regolamenti, in Italia l’applicazione della normativa presuppone che il beneficiario possa vantare un diritto su di terreno a patto che ci sia una copertura contrattuale – il titolo di conduzione. La posizione di Agea sembra quella di voler in un futuro prossimo non più ammettere l’istituto del contratto verbale nella gestione della PAC: l’applicazione di tale soluzione potrebbe però mettere in crisi l’attuale sistema agricolo, che si basa appunto su accordi non scritti, con una conseguente diminuzione di terreni richiesti a premio. Le aree svantaggiate -montagna- risulterebbero pertanto le zone più sofferenti da un punto di vista territoriale e ambientale.
L’Assessore Regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto ha dichiarato: “Non ammettere in futuro l’istituto del contratto verbale è semplicemente inaccettabile, significherebbe aumentare ulteriormente il carico burocratico, incrementare i costi, diminuire i terreni richiesti a premio e, dunque, mettere ancora una volta in difficoltà le aziende agricole. Una trovata tutta italiana, infatti da parte dell’Unione Europea non vi è la richiesta di cambiamenti o condizioni particolari, come al solito è a livello nazionale che andiamo a complicare l’iter. Non è ammissibile inoltre che per colpa di irregolarità o problematiche che per la maggioranza dei casi ha interessato da vicino realtà del sud Italia, si debba cambiare in peggio tutto il sistema penalizzando anche quelle aziende e quelle regioni, in particolare al nord, che hanno operato sempre correttamente”.

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