Contro gli F35 la Campagna: Tagliamo le ali alle armi” COMMENTA  

Contro gli F35 la Campagna: Tagliamo le ali alle armi” COMMENTA  

Febbraio sarà un mese dedicato alla lotta al disarmo che culminerà con la consegna delle firme al Governo il 25 febbraio, scelta come giornata delle “100 piazze d’Italia contro i caccia F-35”.

L’avvio della mobilitazione è stato dato nel fine settimana a Verona, dal palco che ha ospitato la festa per il 50° anniversario del Movimento Nonviolento e la data di inizio di questa nuova fase della campagna, che è attiva del 2009 non è scelta a caso: Il coordinatore di Rete Disarmo Francesco Vignarca afferma  “In quello stesso giorno nel 2007 il sottosegretario Forcieri firmava l’accordo per la partecipazione alla seconda fase del programma – in cui si mettevano le basi anche per il successivo acquisto.

Ma senza prevedere, come recentemente è stato dimostrato, alcuna penale prima della firma di un nuovo contratto: qualcosa che non è mai avvenuto e che ci permetterebbe ancora un dietro-front”

Forse non tutti sanno che l’Italia è uno dei partner privilegiati nel più grande progetto aeronautico militare della storia: quello dell’acquisto dei cacciabombardieri F35, mentre agli altri tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti  hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione.

Il dissenso ormai ampiamente diffuso ha portato alla nascita di un microcosmo di associazioni che hanno divulgato le informazioni sulle spese militari e si sono battute per porre fine agli sprechi e adesso ci stiamo avvicinando all’epilogo, ancora incerto, dell’intera vicenda.

L’iniziativa è nata lo scorso luglio quando, grazie alla raccolta di 75.000 firme di cittadini, 650 associazioni, il sostegno di oltre 50 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni) è iniziata la campagna di mobilitazione “Taglia le ali alle armi” (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace).

I promotori hanno posto l’accento su tutti i problemi legati all’acquisto degli F35: si va dai problemi tecnici dei velivoli ( la vicinanza dei fulmini potrebbe farli esplodere) ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner , fino all’ostinata decisione di confermarne l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti “penali” sulla cancellazione dell’acquisto.

Massimo Paolicelli della Rete Italiana per il Disarmo sostiene: “ Parlare di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale vuol dire non tenere in considerazione i rilievi negativi dello stesso Pentagono ed i ripensamenti di molti paesi partner nel progetto”. Chi oggi dovesse firmare il contratto per l’acquisto dell’F-35 si assume la forte responsabilità di gettare al vento ingenti somme di denaro pubblico. “Che motivo abbiamo per farlo? Per la velleità di alcuni Generali di spacciare l’Italia per media potenza militare industriale, violando palesemente il dettato della nostra Costituzione”, conclude Paolicelli.

In tutti questi mesi i cittadini hanno avuto modo di comprendere che la politica belligerante coincide con la speculazione finanziaria e con gli interessi politici di pochi personaggi senza scrupoli, mentre concretamente, soprattutto a livello economico ,rappresenta l’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente ed ambientalmente più utili e necessari.

Il clamore ha allarmato i nostri vertici politici, tanto che il Governo non si è espresso, almeno pubblicamente, in maniera decisiva. In realtà si tratta di una presa in giro : se da un lato il Ministro Di Paola ha parlato di una riduzione della flotta a 90 esemplari, in realtà l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto dei cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35.

Quello che non sa l’opinione pubblica è che ad oggi nessun contratto è ancora stato firmato e possiamo quindi fermare completamente questo acquisto (anche perchè la proposta rimodulazione della Difesa deve passare per una discussione parlamentare).

Parliamo di numeri: Il programma militare  F35 ad oggi è costato 2,7 miliardi, ma nel  caso si decidesse di acquistare i 131 aerei  previsti, si arriverebbe a 15 (solo per l’acquisto dei velivoli), che potrebbero scendere a 10/12 miliardi con una riduzione a 90 (il prezzo unitario si alzerà, secondo l’azienda produttrice Lockheed Martin). Complessivamente arriveremo arrivando ad un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.

Le associazioni dicono No a:

NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione

SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione

NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie)

SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro

Intano, lo scorso 12 febbraio, le associazioni hanno presentato a Roma un nuovo dossier sui cacciabombardieri F-35 in un incontro con la stampa :Il dossier propone dati aggiornati sui costi di acquisto e di gestione degli F-35, oltre alla cronistoria di tutti gli errori e le sottovalutazioni a riguardo della nostra Difesa. Un focus specifico è dedicato alla stima dell’impatto occupazionale del programma Joint Strike Fighter F-35, di molto inferiore a quello dichiarato, anche nelle ultime settimane, dai funzionari del nostro Governo e dalle aziende coinvolte nella produzione.

Oltre ai referenti delle tre organizzazioni promotrici, sono intervenuti alla conferenza stampa (in collegamento video) alcuni rappresentanti del Movimento NO-F35 del Novarese (territorio in cui è stata costruita la FACO di Cameri, installazione dove si dovrebbero assemblare i velivoli).

Intanto chi volesse aderire può farlo su  www.perlapace.it ; www.sbilanciamoci.org ; www.disarmo.org

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