Cop21, John Kerry, a Parigi niente accordi vincolanti sul clima

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Cop21, John Kerry, a Parigi niente accordi vincolanti sul clima

Quello che si dice una doccia gelata per quanti ripongono grandi speranza nella prossima Conferenza Mondiale sul Clima (Cop21) che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre.

L’appuntamento è imminente e ieri, in un’intervista al Financial Times, il segretario di stato USA John Kerry ci ha tenuto a precisare che a Parigi non saranno sottoscritti “accordi legalmente vincolanti”. Niente trattati, insomma, ma solo discussioni, confronto, numeri, proposte e idee per il futuro. E, nel frattempo, continuerà a valere il protocollo di Kyoto.

Quest’ultimo ha due sostanziali difetti: il primo è quello di essere datato, perché è stato sottoscritto nel 1997, quasi vent’anni fa, quando l’economia mondiale era del tutto diversa dall’attuale (basti pensare all’assenza, al tempo, di molti degli attuali paesi emergenti). Il secondo, ancora più grave, è che questo protocollo si è già rivelato inadeguato, perché, dal 1997 ad oggi, le emissioni di gas a effetto serra non si sono ridotte, nonostante l’adozione delle misure indicate come vincolanti (in questo caso, però, molti insinuano il dubbio che, in realtà, non tutte quelle misure siano state davvero poste in essere). La necessità di superare Kyoto è stata evidenziata da più parti, tanto che fra i sostenitori dell’opportunità di siglare nuovi accordi c’è proprio l’Unione Europea.

Del resto, secondo alcuni, le parole di Kerry potrebbero essere molto più raffinate di quanto non possa sembrare. Il segretario di stato USA, infatti, potrebbe avere lanciato ai suoi partner nel mondo, ed europei in particolare, ovvero a tutti i suoi prossimi interlocutori a Parigi, un messaggio molto chiaro: discutiamo tutto e facciamolo bene, ma non chiedete agli Stati Uniti di sottoscrivere accordi per i quali occorre l’approvazione del Senato, perché questo potrebbe mandare all’aria tutto. Un po’ per questioni politiche, un po’ perché composto anche da persone scettiche nei confronti delle teorie sul riscaldamento globale, il Senato USA è infatti considerato in genere ostile, dal punto di vista della politica ambientale. Le dichiarazioni recenti rese in occasione della bocciatura del mega oleodotto Canada – Messico, con le quali Barack Obama e lo stesso John Kerry rivendicavano per gli USA la leadership in materia di protezione del clima, in definitiva, rischiano a questo punto di non trovare una reale concretizzazione, perché se Cop21 davvero non produrrà nuovi accordi, è probabile che il destino del pianeta sia segnato.

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