Corea del Nord, test nucleare al confine con la Cina

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Corea del Nord, test nucleare al confine con la Cina

La Corea del Nord ha ripreso i test sulle armi nucleari, facendo esplodere un ordigno a una cinquantina di chilometri a nord di Kilju, non distante dal confine settentrionale del paese con la Cina.

Le autorità e i media locali hanno dato l’annuncio con toni di piena soddisfazione, mostrando le immagini del leader Kim Jong Un mentre sottoscrive l’ordine per l’effettuazione del test, che consente alla Corea del Nord di dotarsi di nuovi mezzi “per difendersi contro gli Stati Uniti e gli altri nemici”, secondo le dichiarazioni riportate dalla televisione nazionale. Del resto, il test era stato annunciato ai primi di dicembre dello scorso anno e fa seguito a quelli effettuati in passato a partire dal 2006 (l’ultimo era stato nel 2013), quando le Nazioni Unite imposero le prime sanzioni, tuttora in vigore.

Nel caso specifico, dovrebbe essersi trattato di una bomba H, anche se, per le conferme, occorrerà ancora del tempo.

Secondo alcuni esperti, infatti, le onde sismiche rilevate a seguito dell’esplosione sarebbero state troppo deboli per un ordigno di quella tipologia. Anche per questo motivo, alcuni velivoli sono stati inviati dagli USA e dal Giappone per verificare il livello di radioattività della zona interessata, mentre la Cina ha deciso di adottare in via precauzionale la misura di evacuazione di alcune aree della provincia di Jilin, al confine con la Corea del Nord.

Mentre Pyongyang festeggia la piena riuscita del test, la comunità internazionale esprime la sua preoccupazione. Dal Giappone, il primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato che quanto avvenuto viola gli accordi quadro con l’Onu: “non lo possiamo assolutamente permettere e lo condanniamo fermamente”. Dello stesso avviso la Cina, che “si oppone fermamente al test, realizzato nonostante l’opposizione della comunità internazionale”, secondo quanto dichiarato dai portavoce governativi. Parole di condanna anche da parte degli USA e della Francia, il cui presidente francese Francois Hollande ha parlato di “una violazione inaccettabile delle risoluzioni dell’Onu”.

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