Corrado D’Elia in Notti Bianche

Cultura

Corrado D’Elia in Notti Bianche

Corrado d’Elia è da solo in scena eppure il palco sembra riempirsi e svuotarsi per tutto l’arco dello spettacolo.
Una spettatrice accanto a me credo ne abbia dato la definizione migliore:
delicato.
E’ vero,è così,è delicato lo spettacolo ed è delicato soprattutto D’Elia nel portarlo in scena.
Dostoevskij non presenta una storia d’amore ma una storia di solitudine di un sognatore.
La solitudine del bianco del palco,del bianco dei vestiti di D’Elia, la solitudine delle stelle, le pochi luci che lo circondano fino all’ ultima notte e che tracciano i sogni di un navigante solitario.
I sogni, i migliori amici e compagni del protagonista in una città svuotata per le vacanze.
Quattro notti per fare innamorare due anime, fiato sospeso e aspettative fino a quando…un rumore, poi un altro, poi uno scoppio e poi la realtà, poi il mattino.
Quattro notti, quattro agenti atmosferici, quattro stati d’animo diversi, ma un percorso circolare.
Mai triste il protagonista ma melanconico, blues.
Melanconico, speranzoso, innamorato, rifiutato e di nuovo melanconico.

“Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che forse esistono
soltanto quando si è giovani”…
La gioventù e i sogni, di lei, della diciassettenne Nasten’ka che magari non avrà più bisogno di sognare, e di lui che invece sognerà per tutta la vita e a cui un minuto basterà per sempre:
“Mio Dio! Un intero minuto di beatitudine! È forse poco, sia pure in una
intera vita umana? “

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