Correre insieme per contrastare la crisi

Economia

Correre insieme per contrastare la crisi

Il dizionario riporta, fra i diversi significati del verbo concorrere, anche quello di collaborare al raggiungimento di uno scopo, partecipare, cooperare. In effetti il verbo deriva dal latino concurrere, cioè correre insieme. Nella realtà, quando si parla di concorrere e di concorrenza, viene in mente sempre la rivalità fra persone, fra imprese.
La crisi che ha investito il mondo potrebbe avere dei risvolti insospettabili: certo, è questione di avere un po’ di ottimismo e di sapere trarre sempre dalle situazioni negative qualcosa a proprio vantaggio. La chiave di volta del problema è che non si può più pensare di stare da soli e di farsi concorrenza l’un l’altro: è necessario “correre insieme” verso un obiettivo comune. Il tempo per combattere la guerra dei prodotti e dei prezzi non è ora: lo sarà di nuovo in futuro, forse. Ora è tempo di riunirsi e mettere insieme le proprie forze, le proprie strategie, le proprie peculiarità, le proprie conoscenze per cercare di risollevare le sorti del mercato nazionale e mondiale.
A questo proposito ben venga l’associazionismo: imprese diverse che vengono messe in contatto, che trovano sbocchi comuni, idee che sembrava impensabile mettere in pratica.

Come una grande famiglia, ognuno farà la propria parte ed avrà la propria parte sì di rischi (impresa è rischiare, anche se, a volte, imprenditori improvvisati pensano che la propria azienda sia solo “da mungere”, mentre è soprattutto necessario investire), ma anche di meriti e di guadagni.
Vi sono molte associazioni che hanno preso a cuore questa idea e che ne stanno facendo la propria bandiera: organizzano incontri, seminari, corsi di aggiornamento professionale (mai come ora che di tempo ce n’è, è opportuno investire nella “conoscenza”, nella cultura di impresa), meeting settoriali per mettere in contatto le imprese e tentare di tessere nuove collaborazioni.
Questa è la strada giusta e ci si accorge di come chi fa parte di queste associazioni sia diverso: più informato, con più voglia di partecipare, di rischiare, di creare situazioni, più creativo nell’ambito imprenditoriale e sicuramente più aperto, sia nei confronti degli altri che nei confronti delle altre culture che non devono spaventare, ma diventare un’opportunità.

E’ ora che si finisca la caccia alle streghe al “diverso”: la diversità sarà il nostro futuro e solo chi cambierà mentalità vivrà nel futuro; chi ritiene che bisogna solo difendere il proprio “orticello” ha già perso in partenza.
L’arma quindi è sicuramente racchiusa nel detto “l’unione fa la forza”. In Italia vi sono pochissime grandi imprese, poche medie imprese e un numero molto rilevante di piccole, piccolissime imprese che sono sempre state (e sempre saranno) la forza del nostro Paese: è importante che si capisca che da soli non si andrà da nessuna parte, soprattutto in periodi di crisi, ma uniti si può diventare una forza incredibile, capace di guidare il Paese fuori dalla crisi e dal pessimismo che, inevitabilmente, ha colpito tutti.
Un’altra arma è sapersi mettere in gioco: se un settore è già saturo, è inutile insistere, ma è più costruttivo tentare di percorrere vie diverse, a volte anche completamente differenti da quelle battute fino a poco tempo prima.

Certo, per fare questo è necessario mettersi in gioco, rischiare, anche del proprio e questo fa la differenza fra un imprenditore vero ed uno solo virtuale. Da tempo la parola “imprenditore” è diventata uno status sociale: avere un’impresa ci rende visivamente migliori davanti agli altri, ma ben pochi sanno cosa vuol dire gestire un’impresa e ancora meno sanno che devono investire molto per avere un guadagno, magari dopo alcuni anni. In Italia c’è la smania del tutto e subito: si apre un’attività (con il capitale investito minimo indispensabile), si chiedono consistenti finanziamenti e si fa funzionare l’impresa con i soldi degli altri, cercando di trarre il maggior profitto possibile dalla situazione, quindi tentando di far girare la maggior parte dei costi personali che si riesce sulla società. Essere imprenditori richiede una grande pazienza: bisogna investire, in primo luogo con i propri capitali e poi, certo, con quelli da finanziamento, cercare strategie vincenti, un settore interessante e che propone buone possibilità, fare formazione, non farsi trovare impreparati e, solo dopo del tempo, raccogliere i frutti.
Forse la crisi sta facendo la sua selezione naturale: molti cadranno, anche dei più validi, ma chi non sa e non vuole fare l’imprenditore nel vero senso della parola, non avrà vita facile.

Bisogna smettere di fare i furbetti e di pensare egoisticamente solo a se stessi, mettersi in gioco, mettersi insieme e cercare nuove opportunità, soprattutto nei settori dell’energia rinnovabile e dell’ecologia: in fin dei conti, se uscissimo dalla crisi e non provassimo a cambiare in meglio il mondo, sarebbe come non esserne usciti del tutto. Il mondo, quello che consegneremo ai nostri figli, ci sta guardando: non deludiamolo!

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