Corso, la grande Inter e il Genoa - Notizie.it
Corso, la grande Inter e il Genoa
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Corso, la grande Inter e il Genoa

Il Genoa è una squadra gloriosa, molti giocatori hanno indossato i colori rossoblu, fra questi vi è anche Mario Corso.

Mario Corso nasce a San Michele Extra (Verona) il 25 08 1941, cresce calcisticamente nell’Audace San Michele, viene scoperto e acquistato dall’Inter per nove milioni di lire.

Esordisce in maglia nerazzurra a 17 anni in coppa Italia in Como vs Inter – 0 -3.

In campionato esordisce l’anno seguente, il 23 novembre 1958; durante un Inter – Sampdoria (terminato con la vittoria nerazzurra per 5 reti a 1), l’allora allenatore interista lo chiama per sostituire Skoglund, un mito per i tifosi interisti degli anni ’50.

Complessivamente disputa 15 campionati nell’Inter, giocando 414 partite in serie A segnando 75 reti; 48 partite nelle coppe europee e internazionali con 10 reti e infine 40 presenze e 9 reti nella coppa Italia.

E’ uno dei giocatori della Grande Inter degli anni ‘60, vince 4 scudetti, 2 coppe Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

E’ un giocatore atipico, mancino dotato di una classe sopraffina; un giocatore capace di grandi giocate ma poco dotato dal punto di vista fisico.

A volte addirittura pareva estraniarsi dal gioco, a questo proposito se si interrogassero gli anziani tifosi interisti, questi ricorderebbero come d’estate, quando la calura diventava opprimente, lui amasse cercare un poco di riparo giocando nella zona riparata dall’ombra delle gradinate.

Questo fatto lo rendeva un poco inviso a Helenio Herrera; per la sua classe sopraffina Corso era però capace di farsi perdonare dai tifosi e dal presidente Angelo Moratti che puntualmente ogni anno cestinava le richieste dell’allenatore che voleva disfarsi del giocatore.

Herrera costretto a tenerlo in squadra faceva buon viso e addirittura si vantava con il giocatore di averlo voluto trattenere a tutti i costi, andando anche contro il parere della società…

I tifosi lo amavano: Corso era un giocatore imprevedibile e i suoi gol sapevano accendere la fantasia; nel suo repertorio c’erano le leggendarie punizioni a foglia morta, il suo sinistro sapeva addomesticare il pallone e questo assumeva una maligna traiettoria che il più delle volte finiva nella rete avversaria.

Durante una partita contro Israele, valida per le qualificazioni ai mondiali, il tecnico ungherese Gyula Mandi affascinato dalla prestazione del giovane azzurro, condita da un gol bellissimo ad effetto, affermò che erano stati sconfitti dal “piede sinistro di Dio”, questo soprannome lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

In nazionale giocò poco, solo 23 presenze arricchite da 4 reti, non disputò mai un mondiale.

Dopo la sconfitta col Celtic nella finale di coppa Campioni e lo scudetto perso a Mantova qualcosa sembrava essersi rotto; dopo quel campionato molti giocatori se ne andarono, si cercò di ricostruire una squadra vincente ma non era un’impresa facile.

Nel campionato 70-71 ritornò la grande Inter, quello fu probabilmente il miglior campionato di Corso.

L’Inter quell’anno era allenata da Heriberto Herrera, con lui la squadra non riusciva però ad ingranare, Fraizzoli (nel frattempo subentrato a Moratti nella guida della società) dopo i primi rovesci esonerò il tecnico e in sostituzione chiamò Invernizzi, allenatore delle giovanili.

Con robiolina Invernizzi l’Inter riacquistò vigore e fiducia nei propri mezzi e incominciò una grandiosa rimonta che culminerà con lo scudetto, 7 punti recuperati al Milan, con la vittoria che valeva 2 punti..

Momento magico di quella stagione il derby di ritorno, l’Inter sconfisse il Milan per 2 reti a 0, una rete portava la firma di Mario Corso che su punizione trafiggeva la porta rossonera; l’anno seguente l’Inter arrivò a disputare un’altra finale di Coppa Campioni, finale persa contro l’Ajax di Crujiff.

Nel 1973 il passaggio al Genoa, due campionati con 26 presenze e 3 reti (3 presenze in B), una retrocessione e una serie di infortuni che lo costrinsero all’addio.

Cereda Stefano

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Stefano Cereda 439 Articoli
Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.