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Corte dei Conti, comuni e cittadini al collasso

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Corte dei Conti, comuni e cittadini al collasso

Arriva dalla Corte dei Conti l’allarme circa la sostanziale insostenibilità della situazione tributaria imposta dai Comuni italiani.

Certo non si tratta di una sorpresa, bensì piuttosto della conferma di un sentire diffuso, in base al quale ciascun cittadino ha non solo percepito, ma sperimentato in modo assai diretto un consistente aumento delle imposte comunali, senza riceverne in cambio un miglioramento o un aumento dei servizi.

Non che si possa presumere un diretto legame fra imposte e servizi, ormai, questo è oltre modo chiaro, ma i magistrati della Corte dei Conti hanno messo in luce numeri impressionanti.

Il taglio subito dai Comuni italiani fra il 2010 e il 2014 in conseguenza delle nuove normative sul pareggio dei bilanci imposte dal governo ammonterebbe alla pazzesca cifra di 8 miliardi di euro. Dal momento però che su questi stessi Comuni ha continuato e continua a gravare il peso della fornitura di servizi alla cittadinanza, è stata quest’ultima a dover sopperire alla carenza di entrate con un aumento di tributi versati.

Per seguire lo stesso periodo temporale, si è così passati da circa 500 euro a persona all’anno nel 2010 a più di 600 euro nel 2014.

Non è però il solo mancato aumento di servizi a preoccupare, quanto piuttosto il fatto che l’incremento della tassazione fino al raggiungimento di livelli di pressione fiscale non più sostenibili non comporti affatto alcun miglioramento della situazione generale delle casse comunali.

Sono gli stessi magistrati a evidenziare “il radicarsi di un meccanismo distorsivo, per cui il concorso degli Enti locali agli obiettivi di finanza pubblica pesa, in ultima istanza, sul contribuente in termini di aumento della pressione fiscale” che “trova origine nei pesanti e ripetuti tagli alle risorse statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, cui fa eco il cronico ritardo nella ricomposizione delle fonti di finanziamento della spesa, necessaria per garantire servizi pubblici efficienti ed economici.

Ciò aggrava e rende permanente l’inefficienza delle gestioni, nonostante l’incremento consistente delle entrate proprie (+15,63% rispetto al 2013) che fa crescere l’autonomia finanziaria oltre la soglia del 65% ed assorbe la diminuzione progressiva e costante dei trasferimenti (-27,29%)”.

Un meccanismo degenerativo, in altre parole, che sta inquinando le finanze comunali e quelle dei cittadini, nel nome di un modello economico che, forse, ora sta iniziando a mostrare appieno tutti i suoi limiti.

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