Corte Ue deve decidere se vietare il velo al lavoro

Cronaca

Corte Ue deve decidere se vietare il velo al lavoro

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Vietare il velo al lavoro è discriminazione oppure no? Sulla questione la Corte Ue è divisa. Ora toccherà ai giudici prendere una decisione.

Secondo l’avvocato della Corte di Giustizia dell’Unione Europea Eleanor Sharpston, vietare il velo al lavoro rappresenta una “illegittima discriminazione diretta”. Non è accettabile, ha spiegato il legale, che una politica aziendale imponga alle dipendenti di togliere il velo quando si trovano a contatto con i clienti.

Licenziata perché si rifiuta di togliere il velo

Il caso riguarda una donna musulmana assunta alla Micropole come ingegnere progettista. A seguito delle lamentele di uno dei clienti dell’azienda legate al fatto che la donna indossava il velo, la Micropole le ha imposto il volto scoperto. A seguito del rifiuto, la donna è stata licenziata.

Il licenziamento, secondo l’avvocato Sharpston, “configura una discriminazione diretta basata sulla religione o sulle convinzioni personali” e, pertanto, non risulta possibile vietare il velo al lavoro.

I giudici della Corte Ue dovranno prendere una decisione

Convinzioni opposte erano state espresse qualche tempo fa da un altro avvocato della Corte Ue. In un caso simile, la conclusione cui era giunto il legale era stata che “non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione il divieto posto ad una lavoratrice di fede musulmana di indossare un velo sul luogo di lavoro”.

Ora toccherà ai giudici della Corte Ue decidere se, in virtù di una politica aziendale improntata alla neutralità ideologica e religiosa, sia possibile vietare il velo al lavoro.

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