Cosa sono i centri di accoglienza hot spot

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Cosa sono i centri di accoglienza hot spot

Migrants wait to board on a cruise ship as they leave the Island of Lampedusa, Southern Italy, to be transferred in Porto Empedocle, Sicily, Friday, April 17, 2015. An unprecedented wave of migrants has headed for the European Union's promised shores over the past week, with 10,000 people making the trip. Hundreds nobody knows how many have disappeared into the warming waters of the Mediterranean, including 41 migrants reported dead Thursday after a shipwreck. (ANSA/AP Photo/Francesco Malavolta)

I centri di accoglienza Hot Spot sono tutti i centri di prima accoglienza organizzati nei punti in cui si registra il maggior numero di migranti irregolari sul suolo dell’Unione (Soprattutto in Italia e Grecia).

In questi centri la Commissione europea ha sviluppato un sistema atto a registrare e identificare i richiedenti asilo per poi dare loro il necessario sostegno psicologico e quindi avviare eventuali operazioni di rimpatrio o ricollocamento.

Il sistema per registrare i migranti comprende l’identificazione grazie al fotosegnalamento, al rilevamento delle impronte e a un controllo sanitario, il tutto entro quarantotto ore dall’arrivo.
Coloro che accettano di essere identificati e fanno richiesta di asilo vengono poi trasferiti dagli Hot Spot ai centri di accoglienza e reindirizzati verso il paese pronto a dare loro ospitalità .

Tali operazioni vengono svolte dal personale italiano e controllate dai funzionari dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) e dall’Europol che non hanno però autorità di intervento.

L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) fornisce inoltre supporto ai funzionari EASO nel dare informazioni legali ai migranti in arrivo. Il personale con formazione giuridica, ha infatti il compito di spiegare ai migranti il funzionamento del piano di ricollocamento nei paesi dell’Unione Europea oltre ai loro diritti e ai loro obblighi.
Tra tutte le strutture scelte vi è anche il centro di Lampedusa, diventato Hot Spot in via sperimentale dal 21 settembre del 2015.
Il processo di identificazione però, è spesso molto lungo (a volte in un’ora si riescono a registrare solo sei o sette persone) inoltre la scarsità di strumenti e mezzi rende la gestione delle registrazioni sul territorio italiano un processo molto complicato.

Molti migranti inoltre, si rifiutano di farsi identificare perché vogliono raggiungere altri paesi dell’Unione e le autorità italiane non possono fare altro che lasciarli andare dopo quarantott’ore dall’arrivo secondo la legge.

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