Cosa succede in medio-oriente: lo Yemen

Pubblicato da Luca Capriello il 20 marzo 2011 11:07


La guerra in Libia assorbe l’attenzione del mondo intero. E’ comprensibile. Ma è l’intero medio-oriente ad essere in subbuglio. L’intera area vive un passaggio storico senza precedenti. I popoli arabi si sono messi in cammino verso il futuro. Niente sarà più come prima. Le manifestazioni di piazza, contro i rispettivi regimi si moltiplicano. E così anche nello Yemen continua la ribellione contro la dittatura che soffoca il Paese da oltre 30 anni. Il potere quando si sente minacciato, reagisce ovunque con la violenza. E così si è consumato un massacro. La protesta nello Yemen si e’ trasformata in un inferno. Un bagno di sangue che ha suscitato lo sdegno di molte cancellerie occidentali. Sono centinaia i manifestanti dell’opposizione che sono stati letteralmente massacrati a Sanaa, capitale del Paese, da non meglio identificati ”cecchini” appostati sui tetti. Poco dopo e’ stato dichiarato lo stato d’emergenza. E’ finita così la grande protesta, migliaia di persone scese in piazza per quello che doveva essere il ”Venerdì dell’avvertimento” convocato dall’opposizione, che da mesi chiede la fine del regime del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 32 anni. Ma il presidente ha assicurato che ”la polizia non era presente e non ha perciò sparato”. Ma la risposta ufficiale del regime yemenita non convince nessuno. Il bilancio della carneficina è impressionate. Sono 72 i morti e più di 400 i feriti che versano in gravissime condizioni. Lo afferma il presidente della Comunità araba in Italia (Comai), Foad Aodi. A Sanaa è “emergenza sanitaria”, dichiara Aodi, che è anche presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), “gli ospedali non bastano ad accogliere i feriti” che “sono stati portati anche nelle moschee” perché “non c’é più posto neppure nelle tende”. “i medici che sono in contatto con noi dallo Yemen ci stanno chiedendo aiuto”, riferisce Aodi che chiede anche “un intervento della comunità internazionale” perché “non accada ciò che sta accadendo in Libia”. In Yemen, conclude “c’é il rischio concreto di una guerra civile”.