Cosa vedere alla 56. Biennale Arte di Venezia COMMENTA  

Cosa vedere alla 56. Biennale Arte di Venezia COMMENTA  

La Biennale di Venezia curata da Okwul Enwezor sta terminando.

L’esposizione internazionale di arte contemporanea, la Biennale, sta terminando. Alcuni consigli per non perdere l’occasione di vedere le opere.

Non manca poi molto alla fine della 56. Biennale d’arte di Venezia che chiuderà i battenti proprio nel mese di novembre ed esattamente il giorno 22. La mostra internazionale curata quest’anno da Okwui Enwezor ha inteso chiamare 136 artisti dei quali 88 presenti per la prima volta e provenienti da 53 paesi diversi. Delle opere in esposizioni ben 120 sono nuovi lavori. I luoghi si articolano nei 29 padiglioni storici dei Giardini, 29 negli spazi dell’arsenale e il resto negli edifici storici presenti nella città lagunare, dove per altro sono allestiti ben 44 Eventi collaterali.

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Numeri che dimostrano la poderosa “macchina” organizzativa che si è deciso di focalizzare sulla lettura di tre filtri (spesso intrecciati tra loro) che sono Garden of Disorder, Liveness; On Epic Duration e Reading Capital. Unificati dal titolo All the World’s Futures.

In una tale concentrazione di materiale di studio atto a nuove o rivisitate riflessioni, lo spettatore potrebbe esser colto allo sprovvisto e, visto i tempi oramai risicati, indeciso su cosa vedere. La qualità di questa edizione, che celebre il centoventesimo anno dalla prima Esposizione, avvenuta nel 1895, è interessante. Ciononostante ci sono delle opere ed installazioni che credo meritino di essere viste perché, ritengo, rimarranno impresse quali simboli di questa edizione. Ecco dunque quelle che certamente andrebbero viste prima della conclusione.

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All’interno del Padiglione Italia merita senza dubbio la nostra attenzione l’opera di Fabio Mauri Il muro Occidentale o del Pianto. Una parete alta quasi quattro metri, realizzata interamente da valigie. Un’evocazione dei viaggi senza ritorno con un chiaro riferimento ai deportati ad Auschwitz. Opera finemente incentrata su alti concetti che purtroppo stridono con alcuni atteggiamenti del pubblico ignorante che si fa un selfie con alle spalle l’opera, mostrando il sorriso.

Anche i dipinti proto-rinascimentali di Victor Man (presenti nel medesimo Padiglione) impongono riflessioni importanti sulla necessità di valorizzare gli eremiti che hanno sofferto dolori fisici e psichici per restare fedeli a ciò che credevano. Allo stesso modo possiamo vedere i dipinti di Tetsuya Ishida, in cui l’attenzione si sposta alle combinazioni fantastiche tra biologia, tecnologia e cultura del consumismo, come si può felicemente vedere nel dipinto Toyota Ipsum.

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Tra gli altri Padiglioni si segnala certamente quello dell’Austria in cui Heimo Zoberning, dialogando direttamente con l’architettura del Padiglione, inserisce un monolito nero che pare essere sospeso, mentre lo spettatore può riflettere sulla presenza umana nello spazio così realizzato. Il Padiglione del Canada (Canadissimo) è forse quello più significativo e determinante per dimostrare la nostra propensione al consumo. La trasformazione dello spazio espositivo in un vero e proprio negozio, per poi rimodularsi in uno spazio abitativo ed infine ad uno studio, ci appare come una Wunderkammer contemporanea. Un visione straordinaria nel vero senso etimologico del termine la fornisce il Padiglione del Giappone con l’Installazione di Chiharu Shiota. Attraverso una “architettura” composta dalle intersezioni di fili, sui quali sono state poste migliaia di chiavi ci si potrà immergere in uno spazio metafisico, in cui ad ogni chiave corrisponde un ricordo di diverse persone nel tempo.

All’Arsenale meritano la nostra attenzione le opere di Georg Baselitz, Ricardo Brey e Katharina Grosse.

Tra i Padiglioni sparsi per la città di Venezia e con ingresso gratuito si segnalano quelli del Guatemala (Sweet Death) della Repubblica dell’Azerbaigian (Beyond the Line/Vita Vitale) e dell’Iran (The Great Game).

L’appuntamento dunque è alla Biennale di Venezia presso i Giardini, all’Arsenale e più in generale nei palazzi storici della città. Entro e non oltre il 22 novembre 2015.

Cosa vedere alla 56. Biennale Arte di Venezia

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