“Cose che il buio mi dice”, Carolyn Jess-Cooke

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“Cose che il buio mi dice”, Carolyn Jess-Cooke

E’ un atmosfera cupa, direi quasi nebbiosa, quella che pervade le pagine del nuovo libro della scrittrice Carolyn Jess-Cooke, “Cose che il buio mi dice”, (Longanesi, 2012). Un romanzo intrigante, al limite del surreale, capace di suggestionare l’animo di qualsiasi lettore.

L’ombra, nel senso figurato del termine, rappresenta il tema centrale. L’autrice narra le vicende di Alex, un ragazzino di dieci anni che vive in una casa buia e fredda in compagnia di una giovane madre precipitata negli abissi della depressione. Eppure questo scenario, seppur di forte impatto, non è altro che la cornice di una quadro assai più complesso. Il vero problema di Alex è Ruen, l’amico immaginario che nessuno, fatta eccezione per Alex, può vedere. Un amico crudele, che impone al ragazzo azioni che nemmeno lui farebbe mai.

La psichiatra infantile Anya, interessata al caso di Alex, inizia a seguire il ragazzo, tentando di porsi tra lui e le misteriose presenze che gli impediscono una normale esistenza, specialmente in seguito al tentato suicidio da parte della madre.

Anche perché Ruen inizia a farsi più esigente e chiede ad Alex di fare qualcosa di sconvolgente. Qualcosa che Alex stesso, per la prima volta, si rifiuta di fare.

“Cose che il buio mi dice” si gioca a cavallo tra reale e surreale, luci e ombre, bene e male. L’intrigo della trama, unito a una prosa sciolta e schietta, rende questo romanzo una di quelle letture gradevoli, che si leggono con piacere prima di andare a dormire. Per gli amanti del brivido, un appuntamento imperdibile: il mistero la fa da padrona, e occupa una porzione importante di testo. Un libro da consigliare.

Carolyn Jess-Cooke è nata nel 1978 a Belfast, nell’Irlanda del Nord, e vive in Inghilterra col marito e i tre figli. È autrice di una raccolta di poesie e di diversi saggi sul cinema e su Shakespeare.

Filippo Munaro

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