Cos’è il finanziamento pubblico ai partiti

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Cos’è il finanziamento pubblico ai partiti

Il finanziamento pubblico ai partiti comprende anche il rimborso elettorale.
Previsto dalla legge 195 del 1974 prevedeva il contributo per l’attività ordinaria svolta dal partito e il rimborso delle spese elettorali sostenute dai singoli partiti per la partecipazione alle elezioni. L’intento della legge era quello di arginare il rischio che i partiti divenissero strumento dei finanziatori privati. Si voleva quindi scongiurare l’asservimento della politica agli interessi individuali. Con l’avvento dello scandalo di Tangentopoli, l’indignazione dei cittadini tocca livelli elevati: il referendum proposto dai Radicali nel 1993 abroga i contributi per l’attività ordinaria dei partiti con il 90% degli elettori a favore, rimanendo in vita il solo rimborso elettorale. Resta così in vigore il finanziamento pubblico in relazione al solo rimborso elettorale, che è un contributo erogato pubblicamente ai partiti per il rimborso delle spese sostenute per la partecipazione alle elezioni politiche, europee e regionali. Il rimborso si basa non sulle spese effettivamente sostenute dai partiti durante la campagna elettorale, ma sugli iscritti alle liste elettorali (compresi i non votanti) e viene erogato annualmente per la durata normale della legislatura – 5 anni – anche nel caso in cui la legislatura dovesse durare meno.

Dopo l’intervento del 2012, il rimborso elettorale è stato dimezzato e viene istituita una commissione di magistrati preposta ad un più severo controllo.

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