CPM nell' era del Real time bidding e del remarketing - Notizie.it

CPM nell’ era del Real time bidding e del remarketing

Economia

CPM nell’ era del Real time bidding e del remarketing


Torno da qualche giorno di conferenze in merito al RTB ( real time bidding ) e al remarketing.
Discutendo del prezzo dell’ impression i “grandi” editori ( i quotidiani ) sostengono che nomi più piccoli del web dovrebbero alzare i prezzi del cpm perché l’offerta sul mercato e’ troppa..
Teoria economica interessante.
È come pensare che il fruttivendolo accanto ad un superstore alzi il prezzo delle banane (per di più in un mercato in stallo) e chieda alla grande distribuzione dei centri media di comprare da lui. A parità di impression e di costi cpm dove comprerà un centro media? Dal grande nome o dal piccolo?

I piccoli editori, come i negozianti, hanno allora tre strade:
1) abbassare i prezzi
2) vendere in rtb ( real time bidding ) al mercato della frutta in un asta al ribasso e con lo stesso mercato del pesce vuoto
3) vendere i prodoti sul mercato da soli.
La cosa piu probable e’ che il negoziante allora cerchi di vendere da solo su un marketplace saltando la distribuzione,

Cominci a lavorare con le agenzie di comunicazione e con i clienti in maniera diretta, spiegando bene perché il suo prodotto e’ migliore e perché conviene comprare da lui.

I publisher non si possono più tirare fuori dalla vendita affidandosi al mercato, se il loro prodotto vale devono andare porta a porta a venderlo.
I risultati (le vendite) giudicheranno il loro lavoro.

Centri media e grandi editori rimarranno da soli in un mercato senza persone, una piazza che si svuota sempre di più e, pian piano, anche senza inserzionisti .
È’ un cambio di modello economico in cui ecommerce ed editoria sono sullo stesso piano.
Si somigliano perché l’editoria e’ e sarà sempre più social.
Inevitabilmente il pubblico giudicherà e sceglierà.

Allora ben venga l’ampiezza di offerta del mercato poiché la qualità e i numeri insieme decideranno chi deve sopravvivere e chi no.
I grandi nomi dell’editoria in realtà già lo sanno da tempo e le colonne di destra di certi siti non possono e potranno a lungo coprire i “contenuti nobili” del loro nobile nome.
Io però credo che se anche loro si svegliassero e capissero che meno numeri e più qualità hanno valore allora potranno salvarsi anche loro ma dovranno competere anche con il fruttivendolo perché quello che conta e’ il sapore della banana e non quanto diserbante ho usato per farla più grande.

La crisi economica sta, per fortuna, scardinando molti modelli e quello legato ad un acquisito “tot al chilo” sta cedendo (sinceramente pensavo avesse ceduto nel 2000 ma pare non sia così).

Quello che non sta cambiando ma è un problema tutto italiano, e’ la mentalità conservatrice dei direttori marketing dei grandi brand ( le nostre pubblicità televisive ne sono espressione ) che preferiscono affidare i budget a grossi centri media per non avere la responsabilità della scelta in caso di fallimento e diminuzione delle vendite.

Risultato e’ che le vendite calano perché i gruppi a cui si affidano non conoscono più il mercato da tempo, non interagiscono con gli editori e non interagiscono con il pubblico.

Ma la “responsabilità ” e la “paura” sono argomentazioni i deboli spesso il tema vero sono motivi molto più simil “economici”di passaggi di denaro.

Concludendo, qualunque lavoro si decida di fare, publisher o ecommerce, piccola media o grande azienda, agenzia o centro media,e a qualunque livello si decida di farlo, per sopravvivere bisogna rischiare.

Sopravvivere vuol dire vendere e bisogna rischiare di non esserne capaci.

Le vendite, fine ultimo delle economia, decideranno i sopravvissuti

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