Crescono i muri in Europa, ne costruirà uno anche la Macedonia

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Crescono i muri in Europa, ne costruirà uno anche la Macedonia

Ha un bel dire Matteo Renzi, continuando a ribadire che l’Europa deve costruire ponti e non muri.
L’Europa sembra volergli rispondere che non è così che vanno le cose, come se volesse farsi beffe del premier italiano.
L’Ungheria sta mettendo in campo ogni forza possibile per completare il muro al confine con la Serbia, con tanto di cacciata del ministro della difesa e imminente invio di due mila militari a presidiare la frontiera a fianco dei poliziotti.
Gran Bretagna e Francia avevano paventato l’ipotesi di proteggere con un muro l’imbarco di Calais, all’inizio del tunnel della Manica. Non se n’è fatto nulla, almeno per il momento, ma l’idea è circolata per qualche tempo e non è da escludere che possa riprendere piede.
Di pochi giorni fa è la notizia che l’Estonia intende proteggere il suo confine orientale con la Russia mediante la costruzione di un muro, ma in questo caso, detto per inciso, a pesare di più sono le preoccupazioni per eventuali azioni sconsiderate da parte di Putin, piuttosto che l’esigenza di contenere eventuali flussi migratori (al contrario di quanto dichiarato dal governo estone).
L’ultima, in ordine di tempo – secondo quanto riferito da alcune agenzie – è la Macedonia, il cui ministro degli Esteri avrebbe annunciato l’intenzione del governo di costruire un muro al confine con la Grecia, dalla quale, ogni giorno, stando alle parole del ministro, arrivano quattro mila profughi che percorrono la cosiddetta rotta balcanica.

L’immagine che emerge da queste scelte o intenzioni dei governi europei è quella di un continente impaurito da un’invasione di cui non si conoscono le reali possibilità di sviluppo. Da un punto di vista del multiculturalismo, il Vecchio Continente è un territorio molto eterogeneo, in cui convivono paesi, come Gran Bretagna e Francia, abituati da tempo all’immigrazione (anche in quanto residuo del passato coloniale), con paesi come l’Italia e la Germania, più ‘giovani’ da questo punto di vista, ma comunque propensi all’accettazione di migranti, con paesi, infine – e si tratta, nella gran parte dei casi, di quelli facenti parte di quello che qualche decennio fa era il blocco sovietico – che di immigrazione non hanno alcuna esperienza e non riescono a trovare altra risposta che non sia quella di una chiusura nervosa e sospettosa.

L’esigenza vera è quella di crescere da un punto di vista culturale più che quella di stabilire regole che avrebbero solo il sapore dell’imposizione, e, in quest’ottica, è risaputo che i muri, di sicuro, non aiutano. Altro problema è poi quello del modello da adottare per una società multiculturale, visto che quelli in atto sembrano avere dimostrato più limiti che veri pregi.

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