Crisi dell'occupazione ma 45mila posti di lavoro restano vuoti - Notizie.it

Crisi dell’occupazione ma 45mila posti di lavoro restano vuoti

Economia

Crisi dell’occupazione ma 45mila posti di lavoro restano vuoti

Il ministero del Lavoro, Unioncamere e la Cgia di Mestre rivelano che nell’anno 2011 sono rimasti scoperti 45250 posti di lavoro. I dati si riferiscono alle inserzioni sui giornali. A riportare la notizia è il quotidiano “La Stampa”. Secondo quanto riportato da La Stampa “nel 47,6% dei casi il lavoro non si è materializzato perché non si sono presentati abbastanza candidati, mentre nell’altro 52,4% le persone hanno risposto all’annuncio ma non avevano i requisiti”. Tra le figure più richieste ci sono commessi, camerieri e parrucchieri. I dati sembrano comunque difficilmente confrontabili. Si tratta di aggregati che tengono conto esclusivamente delle inserzioni sui giornali, sembra non esserci una comparazione geografica e con i livelli occupazionali di una particolare area. Come sono distribuiti sul territorio nazionale questi posti vacanti? Inoltre non vengono presi in considerazione elementi come l’offerta retributiva, es. se il lavoro da commessa offerto implica al lavoratore X di fare significativi spostamenti in auto, considerato il costo di benzina ed autostrada, quanto resta dello stipendio a fine mese? Altro aspetto che non si può capire da un’inserzione: il lavoro offerto è regolarmente contrattualizzato oppure è al nero? Se si tratta di lavori a nero e mal pagati al punto tale che le entrate non coprono le spese, è normale che quei posti restano vuoti.

Un conto è lavorare come commessa/o nella propria città altro è doversi spostare e quindi, sostenere spese maggiori. Solo dopo aver considerato questi aspetti, entra in gioco la questione sollevata dal segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi attraverso le pagine de La Stampa “bisogna rivalutare, da un punto di vista sociale, il lavoro manuale e le attività imprenditoriali che offrono queste opportunità. Per questo è necessario avvicinare la formazione scolastica al mondo del lavoro. Bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo di perdere“.

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