Crolla la Cina: sospese le contrattazioni in borsa

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Crolla la Cina: sospese le contrattazioni in borsa

Un nuovo crollo è stato registrato oggi sui listini cinesi, a conferma di un inizio anno in trend molto negativo.

Che la situazione sia preoccupante è cosa indubbia: il tema, semmai, è capire quanto sia preoccupante. Shanghai è arrivata a far registrare un ribasso del 7%, Shenzen addirittura dell’8.5%, numeri che hanno imposto la sospensione delle contrattazioni per evitare speculazioni e manovre azzardate. Una misura di auto protezione che, nei mercati borsistici, non dovrebbe, in teoria, essere mai necessaria, stante le capacità di autoregolazione che l’impostazione economica generale dovrebbe garantire, eppure una misura che, dall’inizio di gennaio, si è resa necessaria già due volte. La Banca Centrale Cinese ha deciso per una nuova svalutazione dello Yuan dello 0.51% rispetto al dollaro, sperando di rilanciare il settore – fondamentale a dir poco – dell’export, ma il rischio è che possa trattarsi di una risposta per nulla incisiva.

Secondo molti analisti il problema è molto semplice: la Cina ha corso, cioè prodotto, troppo, contando sulla capacità di piazzare le proprie merci all’estero.

Ora che il meccanismo sembra incepparsi per una carenza di domanda, l’intero organismo potrebbe crollare. Non per nulla la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime del Pil mondiale per il 2016, con una previsione del +2.9%, ovvero quasi mezzo punto percentuale in meno (-0.4%) rispetto alle precedenti valutazioni. Il prezzo del petrolio continua a scendere e, al momento, è attorno ai 35 dollari al barile: numeri del genere, per capirsi, non si vedevano dal 2009. Sullo sfondo della crisi diplomatica fra Iran e Arabia Saudita, è quest’ultima che sta cercando di approfittare della situazione, offrendo il greggio a condizioni vantaggiosissime, soprattutto sul mercato europeo. Ovvia l’influenza di questo aspetto negli equilibri – tutti da ricostruire – in Medio Oriente.

Le altre borse asiatiche hanno patito, con Tokyo sotto del 2.33% (è la quarta giornata consecutiva in perdita) e Hong Kong del 3%. Oggi si attendono le risposte sui mercati europei e statunitense, dove il rischio di contagio appare senz’altro molto elevato.

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