Cronache marziane: Moody’s declassa ancora l’Italia e lo spread torna a salire COMMENTA  

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Una seduta di borsa
Una seduta di borsa

Può, un paese di oltre 60 milioni di abitanti, dipendere da una agenzia di analisti finanziari mossi probabilmente da interessi privati? E’ quello che si dovrebbe chiedere il governo italiano dopo la notizia dell’ulteriore declassamento deciso da Moody’s, pochi giorni dopo l’apprezzamento ricevuto da Barack Obama e dalla comunità finanziaria statunitense.

L’agenzia statunitense ha infatti abbassato il rating del nostro Paese portandolo da A2 ad A3, lasciando per di più intravedere nuovi tagli se la situazione nell’Eurozona non migliorerà o se le riforme messe in campo dal governo Monti non andranno a buon fine.

Insieme all’Italia, sono stati tagliati i rating di Spagna e Portogallo, mentre sono minacciate anche la tripla A di Francia, Regno Unito ed Austria. Grazia a questa decisione, il differenziale tra titoli tedeschi ed italiani è tornato a salire, attestandosi a quota 371 punti base.

Vista la pervicacia messa in mostra dagli analisti di Moody’s, non a caso messi sotto inchiesta dalla Procura di Trani per manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate, viene quasi da pensare che molti di loro, siano detentori di titoli tedeschi.

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Se neanche i tagli draconiani alla spesa pubblica messi in campo dal nuovo governo, che ha depresso ulteriormente la già scarsa capacità di spesa delle famiglie italiane, possono calmare la furia dal sapore iconoclasta delle agenzie di rating, ha senso impostare le politiche di un paese su tagli che all’atto pratico non servono a nulla? Il governo italiano e gli altri messi sotto scacco da Moody’s e compagnia speculante, dovrebbero porsi questa domanda e domandarsi se la risposta giusta alla crisi non sia in una politica di sviluppo.

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