Cruciverba: un Joan pittore catalano

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Cruciverba: un Joan pittore catalano

joan mirò

Chi vi viene in mente se vi nominano un pittore, catalano, scultore, ceramista ed esponente del surrealismo? Ovviamente Joan Mirò!

I pittori sono tra gli artisti più poliedrici che ci siano. Ce ne sono di ogni tipo, in ogni epoca e che seguono le più varie correnti pittoriche. Molti pittori, a differenza di quanto si pensi, non raggiungono mai una tale fama da essere conosciuti in tutto il mondo. Molti di loro, anzi, muoiono senza che nessuno conosca il loro nome se non coloro che posseggono i loro quadri e che, saltuariamente, leggono il nome, non molto chiaro, scritto negli angoli di un quadro. Altri, invece, diventano artisti il cui nome echeggia di bocca in bocca, in grado di attraversare tutti i media possibili. Uno di questi è Joan Mirò.

Chi era Joan Mirò

Joan Miró i Ferrà, questo nome completo del famoso pittore catalano, nacque a Barcellona il 20 aprile del 1893 e morì a Palma di Maiorca il 25 dicembre del 1983, all’età di 90 anni. Fu non solo uno dei più grandi pittori, ma anche uno scultore, un ceramista e uno dei più grandi esponenti del surrealismo.

Una breve biografia artistica

Il Joan Mirò cominciò a disegnare giovanissimo, come molti altri pittori, ad otto anni.

Studiò all’Accademia Galí fino al 1915, per poi passare al Circolo Artistico di Sant Lluc. Nel 1916 Mirò affittò uno studio e nel 1918 tenne la sua prima esposizione personale, alle Galeries Dalmau. Attratto dagli ambienti francesi, nel 1920 si trasferì a Parigi, dove conobbe Picasso e molti altri pittori. In questo periodo, nel quale disegnava all’accademia La GrandeChaumière, cominciò a delinearsi il suo stile. Si trattava di un modo di disegnare e dipingere decisamente originale, influenzato inizialmente dai pittori dadaisti, ma poi spinto sempre più all’astrazione dell’influenza di poeti e scrittori surrealisti, tanto da diventare uno dei più grandi teorici di questa corrente artistica.

Dopo la morte della madre, nel 1944, iniziò a lavorare la ceramica e il bronzo, diventando, quindi, anche ceramista e scultore. Nel 1954, dieci anni dopo l’inizio delle manipolazioni scultoree, Miró vinse il premio per la grafica alla Biennale di Venezia e, quattro anni dopo, il Premio Internazionale Guggenheim.

La sua carriera ormai era in continua ascesa, ed era conosciuto in tutto il mondo, tanto da iniziare a fare anche molti viaggi per esporre negli Stati Uniti. Nel 1972 Miró aveva creato la Fundació Joan Miró, a Barcellona, e nel 1978 si dedicò alla scenografia per uno spettacolo teatrale, nonché al livello successivo della scultura: la scultura monumentale. Risale a questo periodo una delle sue più celebri sculture: la Dona i ocell (Donna e uccello), situata nel parco Joan Miró a Barcellona.

Tra le vincite dei due premi, nel 1956, si stabilì definitivamente a Palma di Maiorca, dove morirà.

I riconoscimenti in patria e la morte

Nonostante fosse molto più di un pittore (si dedicò anche alla Mail Art e alle scenografie teatrali, come abbiamo detto), per essere riconosciuto in patria, Miró dovette attendere la vecchiaia e la caduta del franchismo:

  • Nel 1978 ricevette la Medalla d’Or de la Generalitat de Catalunya;
  • L’Università di Barcellona, nel 1979, gli conferì la laurea honoris causa (gli era già stata consegnata da Harvard 10 anni prima
  • Il re di Spagna Juan Carlos lo premiò, nel 1980, con la medaglia d’oro delle Belle Arti.
  • Nel 1981 fu premiato con la medaglia d’oro di Barcellona.

Tutti questi premi non fecero altro che rinforzare la fede di Mirò nelle sue abilità e, in vecchiaia, invece che rilassarsi, aumentò la sua mole del suo lavoro, che era già enorme.

Creò centinaia di ceramiche, tra le quali i Murales del Sole e della Luna presso l’edificio dell’UNESCO a Parigi, e si dedicò anche, per esempio, a pitture su vetro, per esposizione.

Negli ultimi anni di vita sembrava che il cervello surrealista di Joan Mirò fosse al massimo della forma. In quegli anni concepì le sue idee più innovative e radicali, come la scultura gassosa e la pittura quadridimensionale. Solo un genio avrebbe potuto pensare a forme d’arte di quel genere.

Joan Mirò, uno dei più grandi pittori del 900, morì a Maiorca all’età di 90 anni e venne sepolto a Barcellona, nel cimitero di Montjuïc.

Per i bambini

Avvicinare i bambini all’arte è sempre un obiettivo difficile da portare a termine, ma con i giusti strumenti si può trasformare tutto in un fantastico gioco per grandi e piccini.

La prima soluzione è un libro di attività e giochi per bambini e bambine dai 3 anni in avanti.

I piccolini potranno giocare con i Mironins, personaggi scappati da un quadro di Joan Miró, che li guideranno tra la vita e le opere di uno degli artisti catalani più significativi del XX secolo.

La seconda proposta, più sentimentale rispetto alla precedente, è rivolta a bambini e bambine dai 6 anni in su. Il libro racconta la storia di un padre e di sua figlia che giocano insieme a inventare racconti guardando dei quadri: dodici celebri quadri di Miró illustrano un viaggio di una bambina al di là del cielo.

Per gli adulti

Per scoprire aneddoti sulla vita e sul percorso artistico del noto pittore, la biografia dal titolo “Joan Miró, 1893-1983: The Poet Among the Surrealists” di Janis Mink, in lingua inglese, vi guiderà nella scoperta dei tratti più intimi del pittore catalano.

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